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    <title>Francesco Fornaro Coaching</title>
    <description>La Community fatta da contenuti per pensare, decidere, gestire meglio.</description>
    
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    <pubDate>Thu, 22 Jan 2026 11:20:54 +0000</pubDate>
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      <category>Mental Health</category>
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    <copyright>Copyright 2026, Francesco Fornaro Coaching</copyright>
    
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  <title>Il risultato come unica misura delle nostre azioni</title>
  <description>Siamo abituati a celebrare i successi, ma che cosa accade quando l&#39;impegno non porta al risultato voluto? Una riflessione sulla necessità di riconoscere valore alle azioni indipendentemente dall&#39;esito finale.</description>
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  <pubDate>Thu, 22 Jan 2026 11:20:54 +0000</pubDate>
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    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questa mattina, ascoltando una meditazione guidata, mi sono imbattuto in una riflessione interessante.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La meditazione seguiva uno schema semplice: prima chiedeva di richiamare alla mente un successo ottenuto di recente, qualcosa che siamo riusciti a realizzare nell&#39;anno da poco terminato, e di soffermarsi ad apprezzare tutto ciò che abbiamo fatto per raggiungerlo. L&#39;impegno, gli sforzi, l&#39;applicazione quotidiana, le azioni che — messe in fila una dopo l&#39;altra — hanno trasformato un desiderio in qualcosa di concreto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho pensato immediatamente alla casa in cui vivo oggi: un cambiamento importante per me e per la mia famiglia che ha richiesto anni di lavoro, decisioni difficili, ha incontrato diversi ostacoli e si è fermato più volte, ha richiesto una quantità di energia che ancora oggi forse non è del tutto ripristinata. Ma ce l&#39;abbiamo fatta. E quando la voce guida mi ha chiesto di apprezzare lo sforzo compiuto, l&#39;ho fatto con naturalezza. Mi sono detto: <i>bravo</i>. Ho fatto mentalmente i complimenti alle altre persone che a loro volta ci hanno dedicato tempo ed energie, e le ho ringraziate.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Poi è arrivata la seconda parte dell&#39;esercizio.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Veniva chiesto di pensare a qualcosa che invece <i>non</i> siamo riusciti a realizzare. Un obiettivo mancato, un progetto rimasto incompiuto, un risultato che — nonostante tutto — non è ancora arrivato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho pensato a un altro progetto dello scorso anno, uno su cui avevo investito parecchio e che invece ho fallito, quasi del tutto. Ci avevo lavorato con costanza, seguendo le strategie collaudate nel tempo e delle quali mi fido, avevo fatto tentativi variegati e cercato strade diverse. Nulla, obiettivo fallito.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E poi è arrivata la domanda. Quella che mi ha obbligato a fermarmi e a pensare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><i>&quot;Riesci ad apprezzare quello che hai fatto per ciò che non sei riuscito ancora a realizzare?&quot;</i></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Mi sono accorto subito che la risposta era evidente: no. Non ci riesco. Non lo faccio.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non penso a tutto l&#39;impegno che ho messo in quell&#39;obiettivo mancato. Non mi dico <i>bravo</i> per l&#39;energia spesa, per i tentativi fatti, per la costanza con cui ci ho provato. È come se tutto quello sforzo, non avendo prodotto il risultato atteso, fosse improvvisamente privo di significato. Come se non avessi fatto abbastanza. Come se, in fondo, non avessi fatto <i>niente</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Eppure so — razionalmente — che non è così.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Le azioni che ho compiuto per quell&#39;obiettivo non realizzato hanno richiesto lo stesso impegno, la stessa dedizione, la stessa energia di quelle che mi hanno portato al successo un altro obiettivo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La differenza non sta in <i>quanto</i> ho fatto, ma in <i>come</i> è andata a finire. E io, senza rendermene conto, stavo dando valore alle mie azioni solo in funzione del risultato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se funziona, bravo. Se non funziona, allora non conta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Riflettendoci, mi sono reso conto che questo schema mentale è profondamente radicato in me. E sospetto lo sia anche in molti altri.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/d27c8989-40a3-4b32-ab92-8784ddbc0c78/2026-01-22_Misura_il_risultato.jpg?t=1769080700"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Siamo educati, allenati e abituati a celebrare i risultati, ma non le azioni. I traguardi raggiunti, gli obiettivi centrati, i successi documentati. Tutto ciò che sta <i>prima</i> — il percorso, la fatica, i tentativi — viene considerato solo se porta a qualcosa di visibile. Altrimenti scompare, come se non fosse mai esistito.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma la verità è che <b>l&#39;impegno ha valore in sé</b>, indipendentemente dall&#39;esito.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho ragionato sul fatto che il valore di un&#39;azione non può essere determinato <i>solo</i> da ciò che produce. È ingiusto. Altrimenti finiamo per sminuire interi pezzi della nostra vita, cancellandoli dal nostro racconto personale solo perché non hanno portato dove speravamo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E questo, se ci pensi, è scorretto. Verso noi stessi, prima di tutto.</p><hr class="content_break"><p class="paragraph" style="text-align:left;">C&#39;è poi un altro aspetto che quella meditazione mi ha aiutato a mettere a fuoco, e ha a che fare con qualcosa di cui ho scritto spesso: il controllo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non tutto ciò che accade dipende da noi. E se lego il mio senso di valore esclusivamente ai risultati, mi condanno a dipendere da fattori che non controllo. Se le cose non vanno come vorrei, invece di guardare con rispetto a tutto ciò che ho fatto, mi ritrovo a pensare di non aver fatto abbastanza. Di non essere stato abbastanza.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">È una trappola.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non ho una soluzione definitiva da offrirti, perché sto ancora elaborando questa riflessione io stesso. Ma credo che il primo passo sia proprio questo: <b>rendersi conto</b> dello schema.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Notare quando accade. Osservare quel momento in cui, di fronte a un obiettivo mancato, liquidiamo tutto lo sforzo fatto come se non valesse nulla.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E subito dopo, provare a cambiare prospettiva.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Guardare indietro e riconoscere: <i>ho fatto quello che potevo fare</i>. Ho riversato impegno. Ho provato. E questo, in sé, ha valore. Non può non contare niente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il risultato non è l&#39;unica misura delle nostre azioni. Non può esserlo, perché se permettiamo che lo sia, finiamo per costruire un&#39;immagine di noi stessi basata solo su ciò che è andato <i>bene</i> — ignorando tutto il resto, che spesso è la parte più grande e più vera del nostro percorso e anche, quasi come in un paradosso, dei nostri successi.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=23693f17-4fc4-48e0-9582-b2f85fefdbe3&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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      <item>
  <title>Conquistare e difendere l&#39;equilibrio mentale</title>
  <description>Un buon equilibrio mentale significa avere una mente chiara e stabile, capace di riconoscere quando si inganna e di scegliere di conseguenza. Una mente che si ricorda che due processi sempre in azione rischiano di distrarci e di distorcere la realtà.</description>
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  <pubDate>Mon, 01 Dec 2025 15:10:05 +0000</pubDate>
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    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Che cos&#39;è per te un buon equilibrio mentale?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Che vantaggi oggettivi ti dà avere una mente capace di restare in una condizione di equilibrio mentre evolve, durante le inevitabili tempeste della vita adulta, o magari nei momenti di vento calmo e di noia, insomma attraverso il tempo che passa?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Credo che avere un buon equilibrio mentale si possa ricondurre a una sensazione di <b>ordine interno</b>: è avere la mente abbastanza lucida da distinguere ciò che senti da ciò che scegli di fare, pensare in modo organizzato, avere chiare le relazioni tra i concetti che si conoscono e il modo in cui interagiscono tra loro. Vedere i <i>collegamenti</i>. E, più di tutto, riuscire a essere impermeabile agli eventi esterni.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Una persona in equilibrio mentale è riconoscibile da queste caratteristiche:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">È in grado di riconoscere e nominare le proprie emozioni, senza farsene travolgere dalle stesse e riuscendo a viverle - se necessario - con distacco</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sa affermare che cosa vuole e che cosa non vuole, con chiarezza e coerenza</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Mantiene autonomia di giudizio anche quando la propria idea è del tutto controcorrente, ma anche la flessibilità e l&#39;intelligenza di cambiarla se si rende conto di essere in errore</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Resta centrata anche quando qualcosa la ferisce invece di reagire impulsivamente e si chiede se ha responsabilità (magari inconsapevoli) sull&#39;accaduto</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Allinea desideri, comportamenti e valori, riuscendo a essere un buon esempio da seguire</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ha scelto consapevolmente le proprie regole e il proprio codice di condotta, che rispetta religiosamente (tradotto: non tradisce mai se stesso)</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non si fa <i>spostare</i> dalle vicende della vita: antepone le proprie certezze al flusso delle cose che capitano</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Un buon equilibrio mentale ti permette di <b>non vivere in balia degli eventi o degli altri</b>, di scegliere da una posizione stabile e forte, e di costruire relazioni in cui non perdi te stesso. In pratica ti dà potere, calma e direzione.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tuttavia, lo sappiamo, stiamo parlando di una condizione costantemente minata da fattori esterni: il mondo è un sistema caotico, a volte violento e palesemente <i>sbagliato</i>. Spesso le persone che intrecciano il nostro cammino sono loro stesse senza equilibrio e in qualche modo questo ci tocca: non sempre abbiamo le energie per gestire con ragionevolezza le situazioni che viviamo e così via.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">L&#39;equilibrio mentale va quindi non solo prima creato e mantenuto, ma anche difeso. E per farlo ho imparato nel tempo a ricordare a me stesso due concetti molto importanti.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/725f439a-8321-4409-8953-41d1121c0d44/2025-12-01_Equilibrio_Mentale.jpeg?t=1764601619"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il primo è che <b>siamo naturalmente spinti verso ciò che crediamo sia un miglioramento</b>. Cerchiamo sempre un cambiamento che immaginiamo come una crescita, anche se non sempre lo è. La mente ci spinge verso questo cambiamento analizzando l&#39;ambiente in cui viviamo e focalizzandosi sulle mancanze, su ciò che non funziona e su cosa si potrebbe migliorare. In altre parole, è portata a vedere il classico pelo nell&#39;uovo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo ci distoglie da quanto di buono abbiamo già (magari frutto di lunghe e faticose decisioni e azioni) e sposta il focus sulle mancanze, rendendo sbilanciata la nostra valutazione.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ecco perché fermarsi a riflettere spesso su ciò che ci fa contenti, ci piace e di cui siamo grati è importante: farlo ci costringe a rifocalizzarci sulle cose buone che già abbiamo, senza doverle conquistare, semplicemente viverle e godercele. Abituarsi a rifocalizzarsi su ciò che è reale ed è già nostro riporta la mente in equilibrio rispetto alla sua tendenza a vedere solo i difetti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il secondo concetto - ovviamente legato al primo - riguarda l&#39;<b>enfatizzare ciò che non abbiamo</b>, rendendolo idealizzato e migliore di quanto sia realmente. Questo meccanismo ci porta a credere che quello che non possediamo o che non sperimentiamo sia migliore di quanto crediamo. Siamo, semplicemente, attratti da quello che non c&#39;è.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questi due processi sono inevitabili e sempre in azione. Possiamo allenarci a limitarli e a controllarne gli effetti, ma ciò che davvero è irrinunciabile per mantenere la mente in equilibrio e prendere decisioni intelligenti è senza dubbio <b>esserne consapevoli</b>. Ricordarsi che funzioniamo così: l&#39;attenzione va automaticamente sui difetti e sui problemi, cancellando spesso gli aspetti positivi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E quando desideriamo qualcosa che non abbiamo, ce lo immaginiamo migliore di quanto sia realmente. È successo a tutti: desideri qualcosa, lo immagini perfetto, ma quando finalmente ce l&#39;hai pensi: &quot;Tutto qui?&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La realtà spesso non corrisponde all&#39;immaginazione. La realtà spesso è meno dell&#39;immaginazione.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Coltivare e mantenere equilibrio mentale significa <b>allenarsi a tornare al centro ogni volta che la vita ti sbilancia</b> oppure la tua mente tenta di farlo, migliorando l&#39;idea di qualcosa che ancora non hai o enfatizzando le mancanze di ciò che è già tuo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ricordalo, tienilo presente. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Soprattutto se ti sorprendi a farlo in modo ricorrente e schematico. Conquista e difendi questo tipo di equilibrio: è quello che ci permette di diventare più <b>radicati</b>, più <b>reali</b>. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E, in definitiva, punti fermi e sicuri che attraversano la vita, giorno dopo giorno.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=06212bda-bbfa-468b-a0b5-d1a0c8967c21&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Gli strumenti modellano ciò che creiamo</title>
  <description>Dopo cinque anni di intenso uso quotidiano, ho venduto il mio MacBook Pro. Farlo mi ha portato a riflettere sul valore degli strumenti che utilizziamo.Non sono solo oggetti: danno forma al nostro lavoro, alla nostra comunicazione e alle nostre relazioni.Riconoscerne l’impatto significa acquisire consapevolezza ed efficacia.</description>
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  <pubDate>Fri, 31 Oct 2025 10:33:05 +0000</pubDate>
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    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">La scorsa settimana ho venduto il mio MacBook Pro. <br>Ho usato quel computer ogni giorno degli ultimi cinque anni e da tempo pensavo di scriverne, perché separarmene ha ispirato una riflessione che trovo interessante.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quel Mac è stato il mezzo attraverso cui ho gestito una parte importante della mia vita professionale e personale: ho attraversato gli ultimi anni vivendo con intensità profondi cambiamenti, scartando alcune idee e approfondendone altre, prendendo decisioni di largo impatto e - naturalmente - creando contenuti. Quando me ne sono separato ho pensato che non stavo semplicemente cedendo un oggetto. Non lo dico in senso affettivo – so chiaramente che un computer non ha un’anima – ma parlo di <b>significato</b>: quell&#39;oggetto ha rappresentato una parte concreta del mio percorso, giorno dopo giorno.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pensa, ad esempio, che <b>ogni episodio</b> di Coaching Podcast è nato lì: è stato scritto, rielaborato, registrato, editato e infine pubblicato attraverso quel Mac. Era il centro di controllo da cui prendevano forma concetti e riflessioni nate da oltre vent’anni di esperienza. Quel computer ha reso possibile la nascita e la condivisione di gran parte del mio lavoro, trasformando pensieri astratti in qualcosa di reale, accessibile e condivisibile.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Inoltre, lì sopra ho caricato, modificato, cambiato e riguardato migliaia di fotografie della mia famiglia, del tempo passato e dei ricordi che ho. Ho guardato video e seguito corsi. Ho scritto e inviato un numero incredibile di messaggi a mia moglie, ai miei genitori, agli amici, ai clienti. Ho appuntato le idee che non ho mai sviluppato e ho portato a compimento i progetti che avevo in testa.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/0649dfab-df9b-4d99-b72a-9bc906cdd431/2025-10-31_Ho_venduto_il_MacBook_Pro.jpeg?t=1761906565"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>Mi sono chiesto più volte quanto gli strumenti che utilizziamo influenzino la qualità di ciò che produciamo</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quanto incidono, davvero, sull’output finale? Come sarebbe stato il podcast senza una macchina così efficace e affidabile? Forse avrei saltato qualche episodio, invece che pubblicarne uno a settimana per due anni, rallentato da problemi tecnici o semplicemente dalla frustrazione di lavorare con qualcosa che non funziona come dovrebbe. O magari ne avrei modificato il contenuto perché qualche parte, tecnicamente, non mi riusciva.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E come sarebbe cambiato il mio modo di propormi agli altri se la creazione dei contenuti fosse stata più lenta o faticosa? Alcune persone che oggi fanno parte del mio network professionale mi avrebbero mai scoperto e ascoltato?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La riflessione sugli strumenti che utilizziamo e che accompagnano la nostra vita si estende poi con facilità a molti altri ambiti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pensiamo al linguaggio: le parole sono strumenti, alla fine. Una <i>interfaccia</i> tra quello che sentiamo e pensiamo e le altre persone, il mondo attorno a noi. Il lessico che possediamo, la quantità e la qualità delle parole che conosciamo e il modo in cui le mettiamo in fila determinano l&#39;impatto della nostra comunicazione. E questo, a sua volta, influenza le persone con cui interagiamo, i rapporti che costruiamo, l’ambiente in cui viviamo. Cambiare lo strumento – in questo caso il linguaggio – significa spesso cambiare la qualità delle nostre relazioni e, di conseguenza, la direzione della nostra vita.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lo stesso vale per altri strumenti meno ovvi. I vestiti che indossiamo non sono solo un fatto estetico o pratico: sono un mezzo attraverso cui comunichiamo chi siamo e come vogliamo essere percepiti. La voce, con il suo tono, ritmo e intensità, è uno strumento ancora più diretto. Anche la nostra presenza fisica, il modo in cui entriamo in una stanza, l’energia che portiamo, l&#39;odore che abbiamo addosso fa parte del corredo di strumenti che utilizziamo ogni giorno, spesso senza rendercene conto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Prendere consapevolezza dell&#39;impatto dato dagli strumenti che usiamo sui nostri risultati vuol dire aumentare il controllo degli stessi. Ha senso quindi ragionarci sopra, rifletterci e - come riescono a fare le persone intelligenti - trovare e comprendere i collegamenti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quel computer ora è altrove, impegnato in un altro lavoro, a rendere possibile la creatività o la produttività di qualcun altro. Lo strumento resta lo stesso, ma maneggiato da altri servirà ad altri scopi, realizzerà altre cose, permetterà il manifestarsi di altre situazioni.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho voluto condividere questi pensieri con la Community anche come sorta di ringraziamento. Nonostante parliamo solo di un oggetto, è stato il tramite attraverso cui ho potuto esprimermi al cento per cento. Tutto ciò che vi è arrivato da me – le idee, le parole, i contenuti, le riflessioni – è passato prima da lì, filtrato e potenziato dallo strumento stesso, che lo ha reso definitivamente possibile.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=60eec718-4ba6-4f34-b8cd-d762e177ad21&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Osservare la vita</title>
  <description>Una riflessione sul lungo percorso che conduce dall&#39;avere e realizzare continuamente obiettivi a imparare a lasciare andare per diventare osservatore (ma non passeggero) dell&#39;esistenza stessa. E questo ha migliorato tutto. Perché vivere è: stare davanti a ciò che accade.</description>
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  <pubDate>Thu, 18 Sep 2025 15:47:40 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-09-18T15:47:40Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Oggi voglio scrivere del percorso (durato anni) che mi ha permesso di risolvere uno dei più grandi nodi di tutta l&#39;esistenza, perlomeno della mia.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non l&#39;ho ancora condiviso finora e non ne conosco il motivo: forse perché ritenevo questo conflitto una mia debolezza, una parte <i>da sistemare</i> della mia vita, o magari solo per la sua notevole complessità che - per essere riassunta in poche chiare parole - ha appunto richiesto quasi tre decenni.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Molto tempo fa - diciamo attorno ai miei vent&#39;anni - ho iniziato a riflettere su una serie di domande, tutte originate da questo pensiero: quando abbiamo un obiettivo (chiamalo anche <i>desiderio</i> se vuoi, o <i>volontà</i>, penso che ci siamo capiti) fino a che punto è giusto insistere nel perseguirlo?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quand&#39;è il momento di dire <i>basta, mi arrendo</i>? È giusto seguire il filone del <i>mai mollare</i> oppure è controproducente? Come faccio a sapere che se resisto ancora oggi, magari domani arrivo dove voglio? E che se mollo ora butto al vento tutto il lavoro fatto fino a qui?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Da quel primitivo interrogarmi è poi nato un flusso gigantesco di pensieri e di azioni (non ho fatto il lavoro che ho fatto per caso, naturalmente): molto di tutto ciò che per me è stato <i>coaching</i> è partito da lì. Tanto di ciò che negli anni ho sintetizzato in quello che ho scritto, nei miei corsi, nel lavoro con le altre persone ha avuto quell&#39;origine.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Poi, il tempo è passato. Molto tempo. Tante cose. <br>E oggi sono giunto a una fase della mia vita in cui sono diventato principalmente un <b>osservatore</b> delle cose che accadono intorno a me. Prendo nota di ciò che succede, poi il pensiero va altrove.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando vivevo con quelle domande in testa, lavoravo ogni giorno per modellare la realtà sulle mie aspettative. Ma ultimamente ho smesso. E ogni giorno ho l&#39;impressione di lasciarne andare un pezzetto in più.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Attenzione però: essere osservatore non significa sentirsi passeggero o - peggio - vittima degli eventi. <br>Sei passeggero della tua vita quando lasci che gli eventi ti trascinino, iniziando a provare paura e preoccupazione. Ti chiedi: che cosa succederà adesso? Dove andrò? Non mi piace questa situazione. E combatti, ti ribelli. Ecco, non sto parlando di questo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Finché lotti o hai paura, sei un passeggero. Non sei un osservatore. L&#39;osservatore prende nota senza provare emozioni negative. Anzi, senza provare emozioni e basta.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/8a120f7d-86a8-41a1-b278-0155910a965b/2025-09-18_Osservare_la_vita.jpg?t=1758210189"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non si arrabbia né si preoccupa per ciò che vede attorno a sé: semplicemente, ne prende atto. In questo momento, io prendo atto di come stanno le cose senza sentirmi trascinato dalla vita. <br>Non è semplice spiegarti cosa intendo con &quot;prendere atto&quot;, ma posso dirti che è un processo molto rapido: mi accorgo di qualcosa, il mio cervello la registra, e poi la lascia andare. Non mi dà fastidio né mi esalta, ho anche smesso di chiedermi &quot;come posso cambiare questa cosa?&quot; nel caso in cui non mi piacesse.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma così facendo, non capita mai di sentirmi <i>portato a spasso</i> dagli eventi, magari contro il mio volere razionale? Sì, qualche volta accade. <br>E se capita di sentirmi così, allora sento che posso certamente fidarmi. D&#39;altra parte, la vita mi ha dimostrato molte volte, anche in modo intenso e inequivocabile, che vuole il mio bene.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Le situazioni che ho vissuto da passeggero - tutto sommato rare - hanno comunque portato a esiti molto più piacevoli di quelli che avrei potuto costruire imponendo la mia volontà. Chi era a imporre quella volontà? Il mio ego? I miei processi inconsci? Le cose che credevo di sapere? Non lo so, ma so che non era la mia anima. <br>La mia anima non voleva andare lì, avrebbe preferito fidarsi degli eventi e oggi è riuscita in qualche modo a convincermi a sviluppare fiducia verso ciò che non si può controllare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Per andare dove desideri devi portare con te la tua anima e diventare osservatore della tua vita. Se sei passeggero, non devi avere paura di nulla. La vita vuole il tuo bene. È fantastico potersi rilassare e dire: la mia vita è com&#39;è e mi va bene così, non voglio più cambiare niente. È una liberazione, come vivere con un costante senso di leggerezza che ti segue ovunque tu vada.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ogni tanto, permettiti di percorrere un pezzo di strada senza obiettivi. <br>Ho avuto, ricercato, fallito e realizzato obiettivi per oltre quarant&#39;anni: ogni giorno, sempre con qualcosa da perseguire accanto a me, qualcosa che volevo cambiare, migliorare, modificare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Gli obiettivi danno direzione e aiutano a investire tempo ed energia, sono fondamentali, ma qualche volta... perché non facciamo una pausa? Viviamo un periodo senza obiettivi. Diventiamo osservatori, prendiamo atto, e lasciamo andare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">So che così facendo la destinazione diventa ignota, ma se hai lavorato bene prima e creato fondamenta solide, discostarti un po&#39; non stravolgerà la tua vita, perché le inerzie che ti porti dietro sono difficili da vincere. Non accadrà nulla di male se per qualche settimana, qualche mese o magari un paio d&#39;anni lasci andare e basta. E quello che accadrà... potrebbe sorprenderti in positivo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo è quello che mi è successo col tempo: sono diventato osservatore e vivo molto più rilassato di prima.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E vivere per me - oggi - è stare davanti a ciò che accade, accogliendo l&#39;imprevisto come parte di qualcosa di buono e utile per me.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non so se ricordi la domanda iniziale, che mi ha fatto compagnia per tutta la mia vita adulta. Era: quand&#39;è il momento di <i>arrendersi</i>, di dire basta e di lasciare andare? Avevo la risposta giusta davanti agli occhi e non la vedevo, fin dall&#39;inizio.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La risposta è: adesso, naturalmente.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=5017c90d-c7a5-43d9-9148-0e55b80bbaf4&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Capire cosa fare: una mappa per decidere</title>
  <description>Si può &quot;incasellare&quot; tutta una vita, in ogni sua situazione presente o possibile nel futuro? Provaci con questo strumento semplice e diretto e usalo per avere chiaro, velocemente, la tua prossima azione.</description>
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  <pubDate>Fri, 25 Jul 2025 16:00:56 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-07-25T16:00:56Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Un po&#39; di tempo fa mi trovavo in treno e viaggiavo molto rilassato, con gli occhi chiusi e ascoltando buona musica. Ricordo di averli aperti improvvisamente poco dopo con una sorta di <i>schema</i> nella testa.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho sbloccato l&#39;iPhone, spento la musica e scritto la prima versione di quello che poi, riflettendoci, è diventato uno strumento dove - se volessi - potrei <i>incasellare</i> tutta la mia vita.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ne ho creato una versione adatta a tutti, con qualche dettaglio in più e facile da capire e prima di parlartene te la mostro subito. Eccola:</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/b7ae1132-57d7-4ff6-8262-f4fd3e7ef8a9/2025-07-21_6_caselle_per_tutto.png?t=1753458653"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il concetto riprende il tema giustamente ben radicato nel mondo del <b>coaching</b> in cui si evidenziano le differenze di concetto e i consigli di comportamento nelle tre aree: quella di controllo, di influenza e di coinvolgimento. E lo espande inserendo sulle righe della matrice ciò che noi vogliamo e ciò che invece non desideriamo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Immagina per un attimo di poter posizionare in una delle sei caselle che ne risultano qualsiasi evento della tua vita, senza che abbia importanza chi sei, da dove vieni, qual è il tuo passato e neanche - nel merito - di che cosa stiamo parlando.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Puoi pensare a qualsiasi cosa:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">La persona di cui eri perdutamente innamorato sceglie un altro partner.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Vuoi che il tuo ruolo in azienda cresca fino a renderti finanziariamente benestante.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Hai programmato di andare in bici domani, ma dicono che pioverà.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Eri ammalato e gli esami che hai fatto ultimamente indicano che ne sei fuori e stai bene.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il tuo gatto è morto.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Vuoi ricostruire da capo il tuo fisico.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il fornitore che hai scelto per il progetto più importante dell&#39;anno ti consegna il lavoro solo a metà rispetto a quanto concordato.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Un parente ha deciso che non vuole avere più a che fare con te.</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Letteralmente, qualsiasi cosa.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Prima di tutto, dividiamo gli eventi in due macro categorie: quelli che <b>ci piacciono</b> e quelli che <b>non ci piacciono</b>. Mi rendo conto che esistono - ovviamente - le sfumature, così come so che ci possono essere lati interessanti in eventi che complessivamente non ci fanno stare bene e viceversa, ma per semplicità tagliamo in due le possibilità e usiamo solo queste. D&#39;altra parte, non è difficile: al di là di <i>come vendi la questione alla tua mente</i>, ogni evento che sperimentiamo o che vorremmo vivere <b>ci fa stare bene oppure no</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Fatta questa macro divisione, pensiamo all&#39;effetto concreto che possiamo avere sugli eventi e capiremo che si articola in tre condizioni:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">possiamo <b>controllare del tutto un risultato</b></p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">possiamo <b>influenzare un risultato</b></p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">possiamo solo <b>subire</b> una determinata situazione, cioè &quot;non poterci fare niente&quot;.</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Per avere degli esempi reali, noi subiamo il clima atmosferico, la pressione fiscale, la durata di un film, il comportamento di un altro automobilista quando guidiamo, le leggi, le regole.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Influenziamo le nostre relazioni, la salute complessiva, la carriera lavorativa, l&#39;umore delle persone nel nostro ambiente, l&#39;atmosfera in casa nostra, l&#39;andamento complessivo della nostra vita.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Controlliamo la nostra alimentazione, i nostri pensieri, il modo in cui gestiamo il tempo, l&#39;allenamento fisico, la qualità di esecuzione dei nostri compiti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Da queste due categorizzazioni, ricaviamo sei caselle: sono quelle che vedi nella tabella.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ecco, la riflessione di oggi è questa: <b>lì dentro possiamo collocare tutta la nostra vita</b>. Ogni evento, ogni situazione, sia già presente sia desiderata per il futuro. E capire velocemente che cosa farne.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/6add9bd3-0bdd-436c-8eb4-c78d781b0042/2025-07-25_Una_mappa_per_decidere.jpg?t=1753459123"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pensiamo ad esempio a un evento che <b>ci piace</b> e che <b>possiamo solo influenzare</b>: potrebbe essere <b>ritrovare felici i nostri figli quando stasera rincaseremo</b>. Tutto quello che dobbiamo fare è: organizzarci per <i>favorire</i> le possibilità che lo siano (quindi, avere un piano per aumentarne le possibilità) e poi seguirlo. Di fatto, &quot;ci proviamo&quot;. Niente altro: è tutto qui.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ora pensiamo invece a un evento che <b>non ci piace</b> e che <b>possiamo controllare</b>: come guardarci allo specchio e trovarci del tutto fuori forma fisica. Facciamo un piano affiché non ricapiti in futuro di <i>ridurci</i> così, cambiamo comportamento per migliorare e poi mettiamoci all&#39;opera. Vuol dire, in una parola: cambiare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E ancora, parliamo di un evento che <b>ci piace</b> e che <b>non dipende da noi</b>: abbiamo una settimana di vacanza prenotata da un anno e, quando inizia, il meteo è splendido e sarà così nei giorni a venire. Non potevano fare altro che <i>sperarlo</i>, augurarcelo. È pura <b>fortuna</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non continuo, i casi sono numerosissimi. Ti suggerisco di valutare complessivamente la tua vita attuale, descrivendola nei suoi eventi principali, e <i>incasellarli</i> tutti in quelle sei possibilità.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il potere di questo strumento è <b>darci rapidamente una indicazione di massima su come comportarci</b>, indipendentemente dalla situazione a cui ci riferiamo. È un modo di pensare che aiuta a semplificare le situazioni, senza banalizzarle. Si può applicare sia allo stato attuale delle cose sia ai nostri desideri. Ci dice rapidamente dove e come investire energie, tempo e risorse.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">È facile e puoi usarlo anche per situazioni complesse.</p><hr class="content_break"><p class="paragraph" style="text-align:left;"><i>Sto pubblicando con meno frequenza, ma questo non significhi che stia scrivendo di meno. Paradossalmente, anzi, produco anche di più. Tuttavia, in questa fase molto equilibrata e completa della mia vita personale, ho scelto di promuovere come &quot;meritevoli di pubblicazione&quot; meno contenuti rispetto a prima.</i></p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><i>Pubblicare e rendere disponibile le idee, i ragionamenti e le considerazioni che ritengo valide mi procura ancora oggi, dopo quasi vent&#39;anni, una piacevole soddisfazione. Per questo e per altri motivi, di certo continuerò.</i></p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><i>A te chiedo, semplicemente, di continuare a leggermi e - soprattutto - a mettere in pratica le azioni che farlo ti suscita.</i></p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=150e79e7-233f-4d39-beb1-8e3cebe49780&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Per trovare il tuo scopo... smetti di cercarlo</title>
  <description>È tempo di superare il mito dello scopo come verità da trovare a tutti i costi. Lo scopo emerge nel tempo, dalle scelte coerenti e quotidiane. Vivi con &quot;senso&quot; e coerenza, senza l’ossessione di doverlo definire.</description>
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  <pubDate>Mon, 19 May 2025 15:40:52 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-05-19T15:40:52Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">C’è un momento, nella vita professionale e personale, in cui ci si ritrova a fare le cose bene, con la consapevolezza che si sta agendo in modo efficace e corretto… ma a vuoto.<br> Una fase in cui tutto funziona, gli ingranaggi girano, le giornate sono piene — ma ti manca qualcosa che non si riesce a definire. Un periodo in cui riconosci che le cose vanno bene, ma hai la sensazione che siano vuote, prive di significato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">In quella situazione, di solito, arriva il consiglio che prima o poi tocca a ciascuno di noi: <i>“Ti senti così perché devi trovare il tuo scopo, se non lo fai non ne uscirai”</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E allora, come conseguenza di questa osservazione, iniziamo a cercare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Libri, podcast, video motivazionali, corsi, coaching. In momenti di decisioni più radicali, anche un cambio di carriera, un trasferimento, una pausa sabbatica, una nuova storia d&#39;amore.<br> Cambiamo perché siamo spinti dalla necessità di rispondere a una domanda, ottenendo quella risposta che pare in grado di chiarire tutto: <i>“Perché facciamo quello che facciamo?”</i></p><h3 class="heading" style="text-align:left;" id="il-mito-dello-scopo-come-necessit-d">Il mito dello scopo come necessità di vita</h3><p class="paragraph" style="text-align:left;">Negli ultimi anni abbiamo mitizzato lo scopo come se fosse un’entità precisa, definibile e soprattutto permanente. Un “perché” inciso nella pietra, qualcosa da scoprire una volta per tutte e a cui votarsi con fede assoluta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma la verità è più banale e, credo, anche più liberatoria.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lo scopo non è (sempre) un’illuminazione. Trovarlo non significa provare quel senso di sollievo e di leggerezza che arriva quando termina la lunga ricerca di un oggetto che avevi smarrito. Non esclami &quot;finalmente&quot;, quando ci arrivi.<br> È spesso un insieme di direzioni, più che una meta specifica. A volte si manifesta nel tempo, come risultato delle cose che fai, delle strade che prendi, delle battaglie che smetti di combattere e delle fatiche che accetti di fare anche <a class="link" href="https://community.francescofornaro.com/p/la-cosa-giusta-non-basta?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=per-trovare-il-tuo-scopo-smetti-di-cercarlo" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">quando nessuno ti guarda</a>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Trovare il proprio scopo è attraversare un percorso intimo e personale e – facendolo – accettare l&#39;idea che potresti non arrivare mai alla fine e, quindi, non <i>scoprirlo</i> mai.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Alcuni anni fa ho affiancato in un percorso di coaching un manager che, dopo più di quindici anni in ruoli di rilievo all&#39;interno di aziende importanti, ha cambiato settore perché “non sentiva più il senso di quello che faceva”. Ha lasciato con coraggio e un po&#39; di inconsapevolezza una posizione ben pagata per lavorare in una piccola realtà che si occupa di formazione extracurricolare nelle scuole pubbliche.<br> Non perché avesse capito che questa era la sua “vocazione segreta”, ma perché ogni giorno usciva dall’ufficio con la sensazione che qualcosa stesse accadendo <i>davvero</i>. Ha fatto una scommessa e l&#39;ha vinta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Qualche tempo dopo ho lavorato con una freelance che, dopo anni a rincorrere clienti in ogni settore, ha deciso di lavorare solo con piccole imprese locali. Guadagna meno, probabilmente si stanca di più, non potrà rendere il suo business scalabile, ma la sera ha la sensazione di aver contribuito a qualcosa di reale e di <i>più grande di se stessa</i> (parole sue, che capisco benissimo). Nessun manifesto da stampare e appendere al muro: solo una coerenza silenziosa ma fondamentale tra ciò che sente di essere o di voler diventare e ciò che fa.</p><h3 class="heading" style="text-align:left;" id="lo-scopo-come-effetto-collaterale">Lo scopo come &quot;effetto collaterale&quot;</h3><p class="paragraph" style="text-align:left;">In questi anni ho imparato a non cercare il mio scopo come fosse una briciola caduta tra i cuscini del divano.<br> Lo scopo non si trova, si <i>costruisce</i>. È una conseguenza, non un punto di arrivo. Succede mentre ti sporchi le mani, mentre dici di no a ciò che non ti somiglia più, mentre rimani fedele a un’intuizione anche quando non è né redditizia né popolare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">No, non arriva subito. E soprattutto: non arriva &quot;tutto insieme&quot;.<br> Quando inizia a emergere, lo senti e senti anche chiaramente che c&#39;è dell&#39;altro. Allora, datti il tempo di scoprirlo. Non ti cambia la vita in un giorno, ma dà una direzione nuova a quello che già stai facendo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se ti senti sotto pressione perché ancora non hai capito qual è il tuo scopo, prova a sospendere la ricerca.<br> Farlo non significa arrendersi: significa offrire a se stessi un po&#39; di tempo utile per guardare meglio quello che già c’è. Le cose che ti fanno alzare prima del necessario o che ti tengono sveglio più a lungo. Le conversazioni in cui ti perdi. I progetti in cui ti senti <i>a casa</i>. Le situazioni capaci di farti trovare energie da spendere anche quando sai di non averne più.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/788b3512-6d15-44d9-af91-1c93a1140fcd/Screenshot_2025-05-19_alle_17.39.48.png?t=1747669218"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Negli ultimi anni ho iniziato a vedere il mio scopo non come una verità da scoprire, ma come una relazione che coltivo con le cose che mi muovono.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quindi avere smesso di cercarlo è stato il modo migliore per iniziare davvero a trovarlo.</p><hr class="content_break"><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lo scopo attuale della mia vita, da almeno due anni pieni ad oggi, è <a class="link" href="https://community.francescofornaro.com/p/conquistare-serenita?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=per-trovare-il-tuo-scopo-smetti-di-cercarlo" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow"><b>costruire serenità</b></a>.<br> Sono consapevole che non si possa vivere “sempre sereni”, ma le decisioni che ho preso e che prendo giornalmente, quelle di grande impatto e quelle minori, sono comunque guidate da questa ambizione: vivere sereno.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ovviamente, per me vivere sereno ha un significato e delle richieste: vivo serenamente se accade questo, questo e quest’altro, se questa situazione si realizza, se quest’altra rimane com&#39;è, e così via.<br> So perfettamente che cosa <i>mi serve</i> affinché io possa vivere sereno. I criteri sono chiari ed è necessario che lo siano, altrimenti vivremmo in condizioni vaghe e tutto diventerebbe più complicato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Partendo da questo principio, tutto ciò che devo fare è prendere decisioni coerenti:<br> questa scelta <b>facilita</b> la costruzione della mia serenità?<br> La ostacola?<br> La lascia com&#39;è?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come vedi, le domande sono semplici e quindi decidere diventa automaticamente altrettanto facile.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Resta fuori un solo caso: quando la risposta è <b>&quot;adesso non lo so.&quot;</b><br> Qui entra in gioco un altro fattore: in certe fasi sono disposto a rischiare, in altri no.<br> Se sono in un momento in cui è OK per me accettare un rischio – e non riesco o non posso prevedere l&#39;impatto di una certa decisione sulla mia serenità futura – la prendo lo stesso.<br> Se invece non mi va di rischiare, decido per l&#39;opposto o – al limite – la rimando.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Niente di più e niente di meno.<br> Per me ha funzionato e tu, come sempre, hai solo un modo per scoprire se per te è lo stesso.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=f6a9dc8e-325e-4355-8b50-45f907805206&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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      <item>
  <title>Fare la cosa giusta non basta</title>
  <description>La vera integrità di un individuo si misura quando nessuno ti osserva. Non solo è necessario fare la cosa giusta: a volte non è sufficiente, perché comportarsi nel rispetto delle proprie regole e valori quando si è da soli vale molto di più.</description>
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  <pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:11:14 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-04-07T15:11:14Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ti racconto un episodio recente che ha dato vita a questo nuovo contenuto per la Community.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Alcuni giorni fa mi trovavo a casa da solo e avevo qualche minuto libero prima di dovermi dedicare a un impegno di lavoro.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Mia figlia, undicenne, ha un quaderno che chiama “Quaderno della rabbia.”</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lì sopra scrive ciò che la turba, la innervosisce o che appunto la fa arrabbiare, e quando me ne ha parlato e le ho chiesto in che modo questo le è utile, mi ha risposto che la aiuta a tenere sotto controllo le emozioni, a razionalizzarle e a “farsela passare.”</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Benissimo, ho pensato. Ottima strategia, e ancora meglio se si abitua a utilizzarla fin da questa età.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il resto lo puoi immaginare. Come detto, sono da solo a casa, ho ovviamente accesso alla sua camera, il quaderno è lì, indifeso sulla sua scrivania.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Credo che qualsiasi padre vorrebbe sapere per che cosa sua figlia prova rabbia. Quali vicende, quali situazioni la rendono infelice, nervosa, pensierosa?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Un padre vuole sapere se sta sbagliando qualcosa, se può fare meglio, se magari “non se n’è accorto”, se inavvertitamente le fa del male senza rendersene conto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sono andato quindi verso la porta di camera sua, sapendo già che cosa avrei fatto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">A metà del percorso, però, mi sono fermato. Ho chiesto a me stesso che cosa stessi facendo e – messa a tacere quella voce che tutti abbiamo e che ci porta a razionalizzare e giustificare i comportamenti sbagliati – sono tornato sui miei passi e ho lasciato perdere.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quel quaderno è rimasto dov’è e dove deve stare, protetto e riservato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho semplicemente fatto la cosa giusta, ma il punto non è questo: il punto è che <b>l’ho fatta mentre nessuno mi stava guardando</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">È lì che ho iniziato a riflettere e poco dopo ho deciso di scrivervi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Fare la cosa giusta è necessario, ma non sufficiente. Fare la cosa giusta non basta. <b>La vera differenza si fa compiendo la cosa giusta quando nessuno ti osserva.</b></p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/8f5b2252-cd76-4e0f-b9eb-023a662ccbda/2025-04-07_Bambina_che_scrive_un_diario.jpg?t=1744038616"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se agisco correttamente solo quando mi sento osservato sto rispondendo alle aspettative altrui, il che può essere una motivazione valida. Tuttavia, farlo quando nessuno mi guarda, quando potrei sbagliare senza essere scoperto, quando non devo giustificarmi, quando nessuno può giudicarmi… significa confrontarsi con se stessi e con i propri valori, essere fedeli veramente alle proprie regole.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">In quel momento si lavora sulla propria identità e si rispetta un valore personale, non imposto dall’esterno.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Allenarsi in palestra al limite delle proprie capacità fisiche quando tutta la sala è vuota e nessuno ti osserva. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Essere fedele al tuo partner anche se sei dall’altra parte del mondo e nessuno saprebbe mai niente delle tue azioni. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Riordinare la casa rimettendo gli oggetti dove li hai presi anche se non tornerà nessuno per le prossime ore. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Portare a termine quel documento con la massima cura di cui sei capace anche se sai che non verrà mai più consultato. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lavorare fino all’orario concordato anche se tutti sono andati via dall’ufficio e non si saprebbe che hai staccato prima. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Rispettare la privacy dei tuoi figli anche se puoi farla franca facilmente perché loro sono a scuola e ti basta rimettere tutto com’era. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non leggere i messaggi di tua moglie anche se hai il suo codice di sblocco e lei è sotto la doccia.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">In sostanza, <b>fare la cosa giusta anche quando non farla sarebbe gratis.</b></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La persona più importante della nostra vita è sempre accanto a noi e ci osserva di continuo: non possiamo sfuggire a noi stessi. Non possiamo mentire a noi stessi, non ci possiamo ingannare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il rispetto del nostro codice morale, di quelle regole delle quali rendiamo conto solo a noi stessi, è fonte di autostima, rispetto e orgoglio: perché buttare via l’opportunità?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lo ammetto serenamente: non mi comporto sempre così. Non faccio sempre la cosa giusta, non ho così tanta forza, ma so che quando non lo faccio, sto sbagliando. E cerco di ricordarmene.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Oggi sono contento di non essere entrato in quella stanza, di non avere toccato quel quaderno, di avere rispettato mia figlia, di non avere tradito la sua fiducia, di non avere tradito me stesso.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=6a5bf08f-729b-479a-abbe-cc4ddb337739&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>La vita comincia al primo &quot;no&quot;</title>
  <description>Realizzare obiettivi senza fare fatica, senza gestire frustrazione e dover trovare soluzioni diverse può piacere, ma non allena e indebolisce. I &quot;no&quot; che la vita ci offre sono l&#39;inizio dei percorsi che portano a crescita, cambiamento e miglioramento. </description>
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  <pubDate>Thu, 06 Mar 2025 10:58:27 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-03-06T10:58:27Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Molti anni fa sono stato catturato da una affermazione che - seppure non ricordi da dove provenisse - era destinata a farmi compagnia a lungo. Diceva: &quot;<i>Se non chiedi, la risposta è sempre no.</i>&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Si trattava di un invito a osare, a provarci. Atteggiamento che oggi do per scontato ma che non faceva parte del mio naturale agire quando ero poco più che un ragazzo. Metterlo in pratica sarebbe stato un significativo cambiamento per me e ho impiegato anni per integrarlo nel mio modo naturale di comportarmi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il tempo passa e le persone compiono la loro evoluzione e oggi non solo continuo a credere in quell&#39;affermazione ma mi spingo anche a sostenere ciò che dà il titolo a questo contenuto: la nostra vita <i>comincia</i> al primo no.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lasciami spiegare che cosa intendo. Se tu ottenessi tutto quello che vuoi senza sforzo, senza impegno, senza <i>starci male</i>, senza fatica, sicuramente arriveresti a realizzare obiettivi consistenti, proprio perché non troveresti ostacoli sul tuo percorso. Tuttavia, il risultato finale sarebbe l&#39;unico benefit che ti porteresti a casa. Perderesti molto altro, quello che rappresenta il vero valore che ci portiamo a casa quando perseguiamo un obiettivo o cerchiamo un cambiamento.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando hai preso un impegno - che sia con te stesso o verso altri - quando hai cercato un miglioramento o hai scelto di crescere in qualche ambito e gli eventi, invece di accontentarti subito, ti hanno risposto <i>picche</i>, dicendoti &quot;no, questa cosa non accadrà&quot;, ecco... in quel preciso momento - magari in mezzo alla frustrazione, a un po&#39; di rabbia, al fastidio - e forse anche senza che tu lo sapessi, è iniziata la tua partita.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Comincia proprio lì quel percorso in cui avrai modo di imparare, di riflettere sulla tua persona, di cercare e trovare soluzioni, di far funzionare il cervello, di andare oltre ciò che è confortevole per te. Quando ricevi i tuoi &quot;no&quot; inizia la fioritura dei semi della tenacia, della resilienza e della determinazione. Il tuo carattere si iscrive in palestra per sollevare pesi, fortificandosi. La tua mente accende la creatività e trova strade alternative, modi diversi per pensare e poi per agire, perché la strada più veloce le è sbarrata.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando vuoi qualcosa, il tuo vero lavorarci sopra inizia al primo &quot;no&quot; che ricevi indietro.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/217013e5-4079-4115-aa3e-154681fedab3/2025-03-06_La_vita_comincia_al_no.jpg?t=1741258577"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tutto questo, che ha grande valore, ovviamente accade se tu a quel &quot;no&quot; rispondi rifiutandoti di fermarti. Se ti basta un solo stop per bloccarti allora forse non volevi veramente quello che dici di volere. Se ti arrendi alla prima salita non era poi tanto importante per te arrivare in cima, non è così? Se il primo &quot;no&quot; è sufficiente a farti desistere, l&#39;opportunità di diventare più esperto e in definitiva migliore viene buttata via.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Puoi decidere di andare avanti, non solo malgrado quel rifiuto, ma proprio <b>perché</b> c&#39;è stato. Quella prima negazione puoi associarla a un significato utile: vuol dire che da qui in poi devi accenderti, devi attivarti per trovare il modo, per generare la soluzione. Magari dovrai cambiare anche a livello profondo, in certi casi è necessario impiegare anni a superare un no, ma pensa a quanto cambiamento riuscirai a portare in atto proprio perché vuoi andarci oltre.</p><div class="blockquote"><blockquote class="blockquote__quote"><p class="paragraph" style="text-align:left;">I &quot;no&quot; che la vita ci dona sono meravigliosi, perché rappresentano il punto in cui inizia la magia dell&#39;evoluzione.</p><figcaption class="blockquote__byline"></figcaption></blockquote></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Le persone che hanno avuto troppi &quot;sì&quot; nel loro percorso, soprattutto nell&#39;infanzia quando magari molto era dovuto, comodo, alla portata, facile da ottenere, corrono il rischio di presentarsi all&#39;inevitabile appuntamento con l&#39;età adulta con i muscoli della volontà poco allenati e deboli, con la mente non abituata a generare alternative e lo spirito non pronto a reggere le difficoltà.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se è successo a te, sono sicuro che hai già toccato con mano ciò di cui parlo (e se te lo stai chiedendo, naturalmente sì, per me in parte è stato così e la mia ottima infanzia è stata poi anche un limite per me che ha richiesto molto lavoro per essere superato).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se stai crescendo i tuoi figli, riflettici... e dì loro qualche &quot;no&quot; in più, falli faticare, falli meritare. Allenali al trovare soluzioni creative, al gestire la frustrazione, alla pazienza.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se guidi un team concedi miglioramenti solo a fronte dell&#39;impegno che è stato investito da chi lo compone. Non regalare: a volte è bello, ci fa stare bene, ma finisce con l&#39;indebolire il gruppo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ecco perché oggi non solo quando voglio che qualcosa accada per prima cosa - naturalmente - lo chiedo. Ma sono anche contento e mi sento sfidato a fare qualcosa di speciale se la prima risposta non è un &quot;sì&quot;.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Perché so che è quello il momento in cui si inizia a giocare. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E, giocando, mi diverto e imparo.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=5a42ae9f-0b70-4ef5-9038-6f016f44eb9b&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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      <item>
  <title>Le mie previsioni non si sono avverate</title>
  <description>Ripercorrendo gli appunti scritti molti anni fa mi sono reso conto che buona parte di quanto avevo previsto non è mai accaduto. Ma anche che questo è successo nel bene e nel male.</description>
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  <pubDate>Fri, 21 Feb 2025 15:31:04 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-02-21T15:31:04Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il sistema di recupero dei contenuti scritti &quot;oggi, negli anni passati&quot; continua a essere fonte di costante ispirazione per me. Colgo i frutti della consistenza applicata nel produrre appunti quotidianamente per oltre quindici anni, ogni giorno.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E con piacere, ogni volta, condivido con te e con la Community le riflessioni suscitate, se penso che siano di valore per chi ne entra in contatto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La storia è questa. Nell&#39;inverno del 2012 lavoravo con un promettente calciatore, centravanti di una squadra di Serie B con grandi ambizioni con alle spalle già qualche partita in Serie A e un esordio in Champions League a 19 anni. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lavoro con lui sia dove risiede sia al centro sportivo, sono alle mie prime esperienze nel calcio professionistico. Ci vediamo spesso, creiamo una forte e stretta collaborazione e sogniamo in grande insieme. Quello con cui entro in contatto appare come un mondo a parte e molto interessante: atleti fortissimi si allenano duramente ogni giorno in campi da calcio dall’erba perfetta, si nutrono con estrema cura e quando scendono in campo paiono inarrestabili.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sono molto felice di essere lì e ogni settimana aggiungiamo un tassello alla preparazione mentale che occorre per eccellere al massimo livello. I risultati arrivano: i primi gol <i>pesanti</i>, gli articoli sui giornali, le interviste post match. In quel periodo, in uno dei miei appunti serali, scrivo:</p><div class="blockquote"><blockquote class="blockquote__quote"><p class="paragraph" style="text-align:left;">“Abbiamo fatto un ottimo lavoro oggi. Sono soddisfatto. Lui è forte, molto, e sono assolutamente certo che diventerà un campione di livello internazionale.”</p><figcaption class="blockquote__byline"></figcaption></blockquote></div><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>Assolutamente certo</b>. Ho scritto proprio così e so di esserne stato profondamente convinto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Eppure, niente di ciò che ho scritto quella sera si è poi realizzato. Le mie previsioni erano sbagliate e anche di molto e non si sono quindi avverate. Qualche anno dopo quell’atleta continuava a giocare nei campionati minori, togliendosi comunque buone soddisfazioni, ma ben lontano dagli stadi più importanti d’Italia. Continua ancora oggi, si diverte, siamo saltuariamente in contatto. Ma non è diventato un campione, nonostante tutte le premesse.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Così, sono andato a cercarmi altri esempi in cui avevo scritto di mie idee sul futuro di cui fossi all’epoca “sicuro”, “senza ombra di dubbio”, “totalmente certo” e così via. E ne ho trovati altri. Più di qualche decina.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho sbagliato un gran numero di previsioni delle quali mi dicevo certo che si sarebbero verificate, prima o poi. Non era questione di tempo o di lavoro, non si trattava di agire e di attendere: semplicemente, non è successo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Arrivato a questo punto, le cose però si sono fatte più interessanti: mi sono reso conto che non ho sbagliato solo le previsioni <i>positive</i> sul futuro, quelle in cui ipotizzavo grandi successi e avvenimenti favorevoli. Ho sbagliato anche molte previsioni <i>nefaste</i>: la maggior parte di ciò che molti anni fa mi preoccupava, mi caricava di pensieri a volte assillanti e mi toglieva il sonno… non si è a sua volta verificata. Anzi, in alcuni caso è poi accaduto persino l’opposto di quanto mi aspettassi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ciò che di meglio ero assolutamente certo sarebbe accaduto non è successo, ma neppure quanto credevo di terribile si è poi manifestato. Le previsioni continuano a essersi rivelate sbagliate: sia quelle <i>belle</i>, sia quelle <i>brutte</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo mi ha portato a pensare che credere di anticipare con precisione il futuro lontano nel tempo è un grande atto di supponenza. Certo, è molto facile indovinare come sarà la nostra giornata domani e le probabilità di vederci giusto sono alte, quasi al cento percento. Possiamo dire più o meno lo stesso della prossima settimana e forse anche del prossimo mese. Se pensiamo a un anno da oggi, tuttavia, le cose cominciano a cambiare. Siamo proprio sicuri che tra un anno la nostra vita sarà… questa?</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/b86bea8f-42d0-47ac-a43c-8d0751522a8e/2025-02-21_Predire_il_futuro.jpg?t=1740151606"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Avremo accanto le stesse persone? Vivremo nello stesso posto? Faremo lo stesso lavoro? E noi, saremo gli stessi?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Rispondere “sì” a questi interrogativi è comodo e rassicurante, ma impreciso. La verità è che non è detto. E se quell’anno diventa cinque, o dieci o di più, la previsione si fa estremamente complessa perché basata su presupposti deboli, fino a diventare un vero e proprio tirare a indovinare. Più ci allontaniamo da oggi più le variabili in gioco che determineranno il futuro aumentano, così come cresce il loro peso sul risultato finale.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Oggi ho davanti agli occhi le prove di quanto sto sostenendo: sono tutte le mie previsioni sbagliate, scritte quindici, dieci, otto anni fa. Eppure all’epoca… ero così <i>sicuro</i>…</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Che cosa possiamo imparare? Una lezione che conosciamo già, espressa in altra forma: ha molto più senso, è più logico e <i>furbo</i> <b>focalizzare risorse vitali come tempo ed energie al nostro quotidiano</b>. Perché <i>l’output</i> di questa giornata, se andrò a misurarlo questa sera, è facile da prevedere, è molto vicino nel tempo e - al netto di rarissimi eventi - semplice da pronosticare. È poco soggetto a fattori esterni ed è molto sotto il nostro controllo. Quindi concentrarsi per fare di <b>questo</b> giorno quello che vogliamo è la strategia che ci fornisce la più alta percentuale di successo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Bisogna lavorare per l’obiettivo di oggi. Cominciare il giorno avendo chiaro quali cambiamenti o consolidamenti voglio avere portato a termine questa sera. E se abbiamo in testa un cambiamento che fisiologicamente richiede tempo, ridurlo al contributo del singolo giorno.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">I miei semplici e chiari obiettivi di oggi erano (te li riporto così come li ho scritti questa mattina) avere un deficit calorico prima di dormire, scrivere questo post e terminare di dettagliare una procedura che riguarda il mio lavoro presso un cliente importante. Andrò a dormire con tre spunte verdi vicino a questi tre temi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ed è stato facile riuscirci perché le variabili in gioco che potevano far divergere il risultato hanno avuto solo poche ore per intervenire: quelle che sono trascorse da questa mattina a questa sera. Meno incertezza, più precisione sul risultato atteso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Domani farò lo stesso. Poi continuerò. Ho in mente un quadro generale ma non è una <i>previsione</i>: è una ragionevole conseguenza della somma di tanti giorni portati a termine con successo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Focus sul processo e sul momento: <b>che cosa devo fare adesso perché accada quello che voglio tra poco?</b></p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=084c3d05-2b34-4e8c-aa4f-9e0223a6b1a6&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Conquistare la serenità</title>
  <description>Vivere sereni è più importante di molto altro che a volte crediamo essere necessario: il successo, il denaro, la felicità. Per questo sulla propria serenità bisogna investire e lavorare, eventualmente anche per anni. Ecco che cosa ho scelto di fare io.</description>
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  <pubDate>Wed, 05 Feb 2025 10:21:23 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-02-05T10:21:23Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il titolo del post poteva essere una domanda, ma ho scelto di lasciarlo come l&#39;hai letto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho 45 anni e mezzo e - oggi - sono un uomo oggettivamente sereno.<br>Per me la serenità è più importante di tanta <i>merce di scambio</i> che vedi là fuori: la felicità, ad esempio. O il denaro. Oppure ancora il successo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La serenità sta sopra tutto questo.<br>Se non sei sereno, d&#39;altra parte, è complicato essere felice.<br>Se non sei sereno, il denaro paradossalmente ti agita.<br>Se non sei sereno, avere <i>successo</i> è persino un problema in più, perché non ti permette di dedicarti a ciò che va prima sistemato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La penso così da decenni ed è questo il motivo per cui ho investito tanto tempo ed energia nel conquistare una condizione di serenità.<br>Ho investito sulle mie relazioni, molto. Curo i rapporti con gli amici più cari, con le mie figlie, con mia moglie, con l&#39;atteggiamento che si ha quando ciò che si cura è delicato e prezioso. So benissimo che sono miei pilastri, che farne a meno renderebbe sgradevole il resto della mia vita. Lo faccio per questo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come si fa a <i>vivere sereni</i>&quot;?<br>Bisogna partire da un&#39;idea, un concetto. La vita non solo è <i>impermanente</i>, cioè soggetta a continui cambiamenti (che, a ben vedere, sono divertenti perché rendono il futuro meritevole di curiosità e non di noia), ma è anche imprevedibile.<br>Non possiamo controllare <i>tutto</i>: abbiamo vissuto, viviamo e vivremo una condizione di perenne incertezza.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Con questa idea bisogna fare i conti e procedere attraverso due azioni: da una parte c&#39;è <b>l&#39;accettazione</b> di questo stato di cose. Prima renderci conto e poi <i>mandare giù</i> il fatto che la nostra vita sfugge in parte al nostro controllo. In un certo senso, gli eventi sono più forti di noi, hanno più potere. Se decidono di cambiare qualcosa, anche in modo radicale, lo fanno e basta: non chiedono certo il permesso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando riesci ad accettare questa dura verità, fai un primo passo verso la tua serenità. Un passo necessario ma non risolutivo.<br>Se non hai ancora fatto i conti con questo stato di cose (l&#39;<i>impermanenza</i> della tua vita) devi prima di tutto partire da qui. Smettere di pensare che tutto andrà come sogni, credi e speri: non sarà così e questo è certo. La nostra abilità sta nel creare una vita che <b>assomigli</b> il più possibile al nostro progetto. Non si può quantificare quanto, è soggettivo, ma il punto penso sia chiaro. Deve assomigliargli.<br>Ma la realtà sarà, comunque vada, diversa dal <i>sogno</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Poi c&#39;è il secondo passo, che è meno filosofico e mentale, perché più concreto.<br>Per essere e vivere sereno puoi fare, ogni giorno, azioni che controlli. Questa volta sì... adesso possiamo parlare di controllo.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/7eeee8dc-16f7-44a2-9da4-89a3b63fc062/2025-02-05_Conquistare_serenita%CC%80.jpg?t=1738750814"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tra le varie abitudini di scrittura che coltivo ce n&#39;è una che pratico ogni mattino e che - se vuoi - puoi provare per un po&#39; a seguire anche tu.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Scrivo una lista di punti brevi e chiari che rispondano a questa domanda: &quot;<b>Che cosa renderebbe oggi un giorno grandioso?</b>&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Mi impegno per essere realistico, ma non cinico, non troppo freddo. Un po&#39;, è una lista di <i>desideri</i>, di speranze.<br>E perché sia equilibrata, affianco ogni punto scritto con un pallino colorato (ho una scorciatoia da tastiera che lo genera per rendere la scrittura fluida e non interromperla). Il pallino può essere verde, giallo o rosso, come è un semaforo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se è rosso, significa che il punto scritto <b>è del tutto al di fuori del mio controllo</b>. Se ad esempio fosse questo:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Godermi la vista di un gran temporale mentre bevo una tazza di caffè dietro la mia finestra</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">dovrei aggiungere dopo &quot;finestra&quot; un pallino rosso. Così: 🔴</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non decido io se ci sarà un temporale, ovviamente. Mi piacerebbe? Sì, lo sto scrivendo infatti. Accadrà? Non lo so e non posso farci niente. Quindi: 🔴</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il pallino giallo affianca invece i punti che dipendono in parte da me, ma del cui effettivo realizzarsi non posso essere sicuro. In pratica, posso influenzare il risultato ma non posso essere certo che tutto andrà come vorrei. Come in questo caso:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Gustare una cena tranquilla e piacevole in famiglia 🟡</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Perché giallo? Be&#39;... magari questa sera non ci riusciremo a cenare in tranquillità. Magari qualcuno di noi farà tardi. Magari mia figlia sarà nervosa per un avvenimento a scuola. La verità è che non lo posso sapere. Darò certamente il mio contributo, impegnandomi per portare tranquillità a casa, ma potrebbe non bastare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Poi ci sono i pallini verdi. Quelli che scrivo affianco a ciò che so per certo di poter fare. Ecco qualche idea:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Alimentarmi secondo le regole che mi sono dato, non sgarrare 🟢</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Giocare con mia figlia prima che vada a dormire 🟢</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Scrivere un articolo per la Community 🟢</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non usare l&#39;iPhone dopo cena 🟢</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Allenarmi <i>forte</i> in palestra 🟢</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Queste azioni non falliscono, se voglio farle. È particolarmente improbabile che qualcosa che non controllo mi impedisca letteralmente di compierle. Ricorda: non sono <i>obiettivi</i>, quindi è ammesso essere un po&#39; vaghi (allenarsi <i>forte</i> può voler dire tante cose diverse per ognuno). Non è necessaria la precisione e concretezza che usiamo quando definiamo obiettivi: qui si tratta di andare veloci, scaricare a terra una lista in pochi minuti, e valutarla con un pallino colorato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Io so che, compiendo quelle azioni, la mia giornata sarà ottima, soddisfacente, andrò a dormire sereno e felice, e so anche un&#39;altra cosa: che tutto quell&#39;agire dipende da me.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Seguo questo schema da diversi anni e ultimamente mi rendo conto che la mia lista è sempre più popolata di pallini verdi. Ogni tanto, c&#39;è qualche giallo. Non ci sono mai o quasi mai pallini rossi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ecco da dove viene gran parte della mia serenità.<br>Avere il focus su ciò che posso <b>controllare</b> e trascorrere il tempo che mi è concesso a farlo. Non ho tempo di pensare al resto, che viene automaticamente &quot;lasciato andare&quot;.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Qualche volta, un pallino giallo si verifica. Qualche altra, più raramente, anche uno rosso. Naturalmente ne sono contento, ma quella si chiama <i>fortuna</i>, perlomeno io la definisco così. Non ho meriti, non posso replicarlo, è stato un caso. Si ringrazia e si porta a casa, ma non si basa certo la propria serenità su questo, che è imponderabile.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La mia mente è abituata, ormai, a produrre una lista di &quot;pallini verdi&quot;. Dopodiché, se ne occupa per tutto il giorno per fare in modo che si verifichino.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando arriva sera, alla fine, sto bene e sono <b>soddisfatto</b>.<br>Quando trascorrono così settimane e poi mesi, quella soddisfazione quotidiana diventa <b>serenità</b>.<br>Se accadrà di vivere anni <i>sereni</i>, infine, credo che potrò arrivare alla fine del viaggio e - guardandomi alle spalle - riconoscere di <b>avere vissuto la vita come volevo fare e come meritava di essere fatto</b>.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=eeddf122-7f59-498c-ad9d-f7b798e5dd6e&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Realtà e verità</title>
  <description>Ci sono differenze tra che cosa è reale e che cosa è vero. Realtà e verità non sono la stessa cosa e - quando interagiamo tra di noi - dobbiamo sapere su quale livello lo stiamo facendo.</description>
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  <pubDate>Fri, 17 Jan 2025 15:57:24 +0000</pubDate>
  <atom:published>2025-01-17T15:57:24Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Realtà e verità non sono la stessa cosa.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Per molti anni - in passato - ho lavorato in profondità e da tanti angoli d&#39;attacco diversi al concetto di <i>realtà</i>. Molte persone hanno intrapreso percorsi di <b>coaching</b> e hanno cambiato i loro comportamenti e risultati perché <b>hanno imparato come cambiare la loro realtà</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Com&#39;è possibile che ci siano riusciti? Lo è perché <b>la realtà non è solo una</b> e - soprattutto - <b>la realtà è sempre modificabile</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Puoi semplicemente, ad un certo punto della tua vita, iniziare a <i>vedere le cose in modo diverso</i>. Puoi decidere di <i>focalizzarti su altri fattori</i> di un evento e lasciarne perdere altri. Puoi scegliere di <i>ignorare alcuni aspetti di un problema</i>. Puoi parlare di una situazione partendo <i>da un certo presupposto</i> mentre escludi tutti gli altri.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Puoi fare molte cose il cui effetto diretto è riuscire a <b>cambiare la realtà</b>, perché quello che per noi è reale è tale proprio perché esiste un &quot;noi&quot;, un soggetto che a un certo punto si dice: &quot;sì, questo è reale per me, quest&#39;altro invece no.&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sicuramente non sono il primo a dirti che <b>la realtà dipende dall&#39;osservatore</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se così non fosse non esisterebbe la consulenza, non avrebbe senso la terapia, non servirebbe a nulla parlare con un amico, anche il coaching stesso sarebbe inutile e non servirebbe &quot;prendersi del tempo per riflettere, dormirci sopra.&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Invece, quando entriamo in contatto con idee differenti dalle nostre rispetto a un certo tema, quando ascoltiamo anche il punto di vista altrui, quando lasciamo che i fatti si sedimentino, ci succede spesso e volentieri di <b>cambiare idea</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E quando cambi idea, <b>cambia la realtà che percepisci</b>.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/f5f05ef0-86ff-477a-a878-d885aae349c9/2025-01-17_Realta%CC%80_e_verita%CC%80.jpg?t=1737129392"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Le persone discutono e a volte litigano e si scontrano perché devono accordarsi su che cosa è reale e che cosa non lo è. I tribunali ascoltano i testimoni e ordinano perizie per lo stesso motivo. Le coppie argomentano posizioni a volte opposte confrontandosi su come crescere i figli. I consigli di amministrazione deliberano piani d&#39;azione dopo lunghe e tese riunioni in cui coesistono posizioni contrapposte. Succede continuamente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E quando accade tutti hanno ragione, si tratta solo di essere più bravi di altri a difendere e <i>imporre</i> la propria realtà. In pratica, venderla e persuadere gli altri che sia quella più attinente al vero. Se sei più abile della concorrenza a comunicare la tua versione dei fatti, puoi riuscire a convincerla che quella è la <i>verità</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il problema è che <b>far coincidere la tua realtà con la verità richiede energia</b>. Se smetti di alimentare la tua versione dei fatti, la verità prevale. Non puoi forzare la tua interpretazione per sempre, perché farlo richiede troppo impegno.<br> Quando ti distrai o non dedichi sufficiente tempo alla tua versione, la verità emerge. Da qui nascono i detti popolari come <i>&quot;le bugie hanno le gambe corte&quot;</i> oppure <i>&quot;il tempo è galantuomo&quot;</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quello che cerchiamo di fare, quindi, non ha a che fare con la realtà (che come detto finora è multiforme ed è <i>vera</i> per ogni soggetto coinvolto) ma con <b>la ricerca della verità</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La verità, infatti, è una e solo una. Mentre possono esistere innumerevoli realtà, esiste solo <b>una verità</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come si a conoscere la verità? Raccogliendo più informazioni possibili, dando importanza ai dettagli, ricordando quanto più si riesce, tracciando tutto, scrivendo, documentando, mettendo insieme i pezzi di informazione, dialogando, comunicando continuamente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Cercare la verità è un lavoro raffinato, preciso e complesso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Mentre lo porti avanti, ricordati una lezione che ho prima imparato e poi cercato di trasferire il più possibile oltre vent&#39;anni di consulenze, corsi, meeting, attività legate al coaching e alla formazione: <b>le persone valutano, decidono e scelgono non sulla base della verità, ma sulla base della (loro) realtà</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Entrare in quest&#39;ottica ti aiuta a capire meglio, a essere più empatico, a proporre soluzioni migliori, a diventare una fonte di arricchimento e non di giudizio per chi ti ascolta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se non capiamo la realtà altrui, non riusciamo neanche a comprendere il perché delle decisioni che vengono assunte. Posso addirittura sembrarci assurde o totalmente contrarie alle nostre. Questo succede se la tua realtà è opposta a quella dell&#39;altro, se vedete le cose in modo polare, diametralmente opposto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Certo... in un mondo ideale tutti quanti parleremmo e ci confronteremmo sulla base della <b>verità</b>. La quale però, come detto prima, è molto delicata e complessa da stabilire con certezza.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=0b0c2324-47fc-491a-aafa-860919f06aaf&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Scrivere per rileggersi</title>
  <description>Tre regole vitali che ho imparato e applicato praticando l&#39;arte del journaling per oltre quindici anni. </description>
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  <pubDate>Wed, 18 Dec 2024 13:42:43 +0000</pubDate>
  <atom:published>2024-12-18T13:42:43Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Da tempo si parla di <i>journaling</i> e dei benefici che abbiamo consolidando l&#39;abitudine di scrivere quotidianamente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando ero giovane si diceva &quot;tenere un diario&quot; e nel farlo ci si riferiva perlopiù a un&#39;attività adolescenziale, utile per annotare le prime esperienze emotivamente di impatto. Non c&#39;era il riferimento all&#39;abitudine a scrivere quotidianamente da adulti e non si facevano discussioni, teorie e ipotesi sull&#39;utilità pratica e psicologica.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ad ogni modo, per ragioni diverse da solleciti esterni, pratico l&#39;attività del <i>journaling</i> da almeno quindici anni. In un arco di tempo così lungo va da sé che i &quot;contenitori&quot; che ho utilizzato siano cambiati più volte nel tempo (seppur - con lungimiranza - io abbia scelto fin dall&#39;inizio di prendere appunti esclusivamente in formato digitale).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ho utilizzato diversi sistemi, app, progetti e metodologie per scrivere e ho dedicato due mesi, ultimamente, ad esportare <b>ogni mio singolo contenuto</b> prodotto in quasi due decenni, riformattarlo come semplice file di testo, uniformarlo a tutti gli altri, rinominarlo affinché riportasse la data di creazione nel nome del file, e infine archiviarlo in un sistema integrato e personalizzato che - perlomeno nelle intenzioni - potrebbe durare &quot;per sempre&quot;, perché finalmente indipendente da qualsiasi app o piattaforma (parliamo di diverse migliaia di file di testo da fonti differenti: non è stato semplice, ma andava fatto).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Nulla è stato escluso: tutti i miei post sul <a class="link" href="https://www.francescofornaro.com/blog?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=scrivere-per-rileggersi" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">blog ➚</a> provenienti dal sito ufficiale, i contenuti di questa Community, ogni singola parola registrata per <a class="link" href="http://www.coachingpodcast.it?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=scrivere-per-rileggersi" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">il podcast ➚</a> e - soprattutto, <b>tutte le note quotidiane</b> che ho scritto per anni e anni.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La parte più preziosa del <i>journaling</i>, infatti, risiede proprio in questo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Abituarsi a <b>scrivere una nota</b>, <b>un appunto</b>, <b>una veloce riflessione</b> quotidianamente. Il valore che puoi generare con un&#39;attività del genere è incalcolabile: te ne renderai conto solo in futuro e più tardi in questo post nel parleremo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il mio sistema attuale prevede due momenti precisi della giornata:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ogni mattino - prima di iniziare le attività lavorative - compilo un template in cui mi focalizzato su <b>ciò che mi rende grato</b> nel momento che sto vivendo. Parlo proprio &quot;dell&#39;adesso&quot;, ora. Rispondo anche a domande che suonano così: che cosa ho fatto ieri che avrei potuto fare meglio? In che cosa posso migliorare?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;"></p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ogni sera scrivo la mia <i>daily note</i>: poche righe per fissare i momenti chiave della giornata vissuta e - se c&#39;è - una breve riflessione a riguardo.</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non esiste, in questa abitudine, la scusa del &quot;non ho tempo&quot;: i due punti qui sopra si prendono appena <b>tre minuti</b> ogni ventiquattro ore. Se vuoi farlo, quindi, lo fai.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Oggi ho <b>migliaia</b> di note scritte che seguono questo schema, organizzate e archiviate una per una <i>(qui vedi uno screenshot preso dal mio archivio mentre stavo riorganizzando le note degli anni passati)</i>.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/473a53b4-37d9-4b56-b292-cc33137153ea/2024-12-18_Note_del_giorno.png?t=1734529211"/></div><h2 class="heading" style="text-align:left;" id="i-tre-punti-chiave-per-fare-journal">I tre punti chiave per fare journaling creando valore per te</h2><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non importa che cosa scrivi ogni giorno, ma importano tantissimo le <b>regole</b> che segui quando lo fai. Ecco perché voglio condividerti le mie, frutto di molti anni di pratica, sicuro che saprai farne buon uso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>1. SOLO PER TE</b></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando scrivi, fallo con una certezza in mente: <b>nessuno</b>, in nessun luogo e in nessun tempo, <b>leggerà mai quello che stai producendo</b>. Questo punto è vitale. Se scrivi con in mente anche solo l&#39;ombra del pensiero di farlo per qualcun altro, questo influenzerà il contenuto e non potrai essere completamente vero.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Bisogna scrivere <b>senza vergogna</b>. È necessario confessarsi, scavare, dire tutto anche in modo brutale se occorre. Sì, anche quello che non diresti mai a nessuno di persona. Il valore di quello che stai facendo risiede quasi tutto qui: nell&#39;onestà che riesci a mettere su carta, vera o virtuale che sia.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Per anni ho scritto per <i>farmi leggere</i> e a volte lo faccio ancora. Come in questo momento: so che centinaia di persone entreranno in contatto con queste parole e potenzialmente un giorno potrebbero essere di più e questo per forza influenza che cosa scrivo e come lo faccio.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma quando produco le mie <i>daily notes</i>, il discorso è diverso. Nessuno nel mio ambiente o fuori da esso potrà mai averne accesso. Non sarà mia moglie, non saranno le mie figlie, non saranno gli amici e tantomeno degli estranei. Per ognuno di loro ho da parte parole scritte che saprò distribuire quando sarà il momento, ma quelle che scrivo nel mio <i>diario</i> quotidiano sono per me e solo per me e ho dei sistemi per assicurarmi che le cose restino così di cui mi fido ciecamente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">In questo modo, e solo in questo, io sono totalmente libero di esprimermi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>2. SISTEMATICITÀ</b></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Scrivo <b>ogni giorno</b>. Non scrivo quando <i>ho voglia</i> perché non si tratta di produrre qualcosa per un progetto con una scadenza, nel quale puoi gestirti i tempi come meglio credi visto che l&#39;importante è terminare entro il momento concordato. Qui, il tempo concordato è ogni sera. Quindi ogni sera devo avere prodotto la mia <i>nota del giorno</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Mi è capitato di saltarne qualcuno? Nel 2024, finora, ho scritto 341 note e oggi è il 18 dicembre: sono trascorsi 352 giorni dal suo inizio. Vuol dire che ho scritto una nota quotidiana nel 97% delle giornate.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Qualche volta (mediamente una al mese) non l&#39;ho fatto: magari sono rincasato troppo tardi e sono andato a dormire dimenticandomene, magari la serata è stata molto intensa e mi sono distratto, insomma può succedere.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma se compi un&#39;azione quotidiana il 97% dei giorni in cui dovresti farla, puoi ben considerarla un&#39;abitudine radicata. Punterò ovviamente a migliorare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ciò che mi preme farti sapere è che <b>è necessario essere sistematici</b>, organizzandoti come meglio credi (app per tracciare l&#39;abitudine, promemoria, altri sistemi...) e anticipando eventuali ostacoli. Se so che avrò una serata impegnativa scrivo la mia nota del giorno senza attendere che sia ora di dormire, a volte l&#39;ho fatto a fine pomeriggio ad esempio.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il tema è semplice: difendere questa abitudine con estrema dedizione.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>3. RICHIAMARE IL PASSATO, OGNI GIORNO</b></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La terza regola è la più importante ed è quella che consente all&#39;intera pratica del <i>journaling</i> di esprimere il suo massimo valore.</p><div class="blockquote"><blockquote class="blockquote__quote"></blockquote></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Io ho scelto di rileggere ogni mattina tutte le note che ho scritto nella stessa data degli anni precedenti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando apro il mio sistema di scrittura per compilare il template di cui ti dicevo prima, questo è quello che trovo. La tabella si auto-popola automaticamente:</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/cfb2f675-dadf-4eab-9b5d-69aadfc83b33/2024-12-18_Negli_anni_passati.png?t=1734529289"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Seleziono ogni titolo proposto e rileggo quello che scrivevo, oggi, tre anni fa. Nove anni fa. Dieci e dodici anni fa.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ogni mattino - naturalmente - mi vengono proposti contenuti diversi perché la data del giorno è cambiata e francamente <b>non vedo l&#39;ora</b> di rileggermi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Dove mi trovavo il 18 dicembre 2012? Che cosa stavo facendo? Con chi ero?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E soprattutto: quali erano i miei pensieri dominanti? Per che cosa ero grato? Che cosa mi preoccupava?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ecco perché prima ti parlavo di <b>creare valore</b> con le note quotidiane: riesci a capire che più passa il tempo più per me sarà importante avere risposta a queste domande?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Leggere ciò che scrivevo uno o due decenni fa mi permette di tenere traccia di come sono cambiato, l&#39;evoluzione che c&#39;è stata, quali idee sono diverse, quali problemi non ancora risolti si sono riproposti. Riesco ad avere una misura attendibile della strada percorsa, dei confini che si sono spostati, degli schemi che si ripetono e di molto altro, della mia crescita, dei miei errori, dei miei miglioramenti. È la cronaca, la storia della mia vita.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tutto questo ha chiaramente enorme valore e ogni giorno sono grato di avere appuntato, con costanza e precisione, l&#39;andamento delle mie giornate che sono alle spalle ormai da tanto tempo e che - altrimenti - avrei dimenticato, seppellendo nei ricordi i loro insegnamenti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Anzi, avrei voluto cominciare prima, idealmente sarebbe stato fantastico farlo fin da ragazzo. Ma mi accontento di avere iniziato attorno ai miei trent&#39;anni di avere così oggi una traccia della mia vita e di tutto ciò che è cambiato (o che sono riuscito a cambiare) da allora ad oggi.</p><hr class="content_break"><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo è ciò che so sul <i>journaling</i> e che ho sperimentato negli anni. Non è mai tardi per cominciare e - sebbene io sia un po&#39; fanatico a livello di organizzazione e archiviazione - in realtà il sistema che usi non è poi fondamentale.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se fosse carta, andrebbe bene lo stesso. Se fossero file e ti piacesse nominarli diversamente, anche.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo è solo il mio <i>contenitore</i>, il sistema che ho scelto, il metodo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ciò che davvero conta è il rispetto di quelle tre regole: <b>scrivi per te e solo per te</b>, <b>fallo ogni giorno</b>, <b>rileggiti quotidianamente</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Imparerai molto, rifletterai ancora di più.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=17c2208c-d541-4b75-9c84-f69fafba9d2c&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Scrivere nel futuro</title>
  <description>Questa tecnica di coaching ti porterà a ragionare su ciò che davvero è importante e conta per te: una lettera dal passato che leggerai solo nel futuro.</description>
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  <pubDate>Mon, 25 Nov 2024 14:45:38 +0000</pubDate>
  <atom:published>2024-11-25T14:45:38Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Alcuni giorni fa sono entrato in contatto, più o meno casualmente, con un servizio web all&#39;apparenza elementare, ma capace di generare implicazioni profonde quando utilizzato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Troverai il link alla fine di questo contenuto, ma prima lasciami spiegare perché ho deciso di scriverne sulla Community e perché ha a che fare con il <b>coaching</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Immagina di dover produrre oggi, in questo momento, proprio adesso... una lettera che qualcuno leggerà tra cinque, dieci o vent&#39;anni.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Naturalmente - se te lo stai già chiedendo - quel qualcuno puoi anche essere tu.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pensa proprio di doverlo fare. Ora.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Bene. Che cosa ci scriveresti dentro? E soprattutto: che cosa lasceresti fuori?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Produrre un contenuto del genere va molto vicino a una sorta di <b>allenamento del pensiero</b> che - in alcuni miei percorsi di consulenza tenuti in passato - proponevo ai miei clienti di seguire.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non era la stessa procedura, ma non si discostava più di tanto: chiedevo di scrivere una lettera a un &quot;sé futuro&quot; ipotizzando di avere realizzato un determinato obiettivo oppure consolidato un certo cambiamento e - nel farlo - di immaginare e raccontare che tipo di impatto avesse avuto nel quotidiano, nello scorrere della propria vita <i>normale</i>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Si trattava di ottenere due risultati: da una parte un <i>controllo ecologico</i> degli obiettivi (verificare cioè che quello che la persona diceva di desiderare non andasse a contrastare valori, regole e codice di comportamento) e dall&#39;altra una sorta di <i>programmazione mentale</i> per spostare il punto di attenzione (focus) sul risultato finale e prendere in questo modo decisioni “automatiche” più allineate all’obiettivo stesso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tutto mi è ritornato in mente lo scorso weekend, quando mi sono ritrovato davanti lo schermo bianco del mio iPad e il cursore lampeggiante con il desiderio di inviare una email a me stesso... nel futuro.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Un&#39;email che dovrei ricevere tra vent&#39;anni. Questo è, infatti, il tempo che ho scelto per me. </p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/f06e0c81-65d1-4712-884a-4b732d4abd5a/2024-11-25_Lettera_dal_futuro.jpg?t=1732545657"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lasciami dire che non ho ancora scritto una sola parola di quell&#39;email. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non so che cosa metterci dentro. Non so di che cosa parlare. Non so come rivolgermi a me stesso, che toni usare, se descrivere la mia vita attuale o il mio attuale passato, se dare consigli o chiederne, se essere entusiasta o più cauto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Insomma... l&#39;esercizio è in pieno svolgimento dentro la mia mente. Sta lavorando, sta agendo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E mentre lasciavo che accadesse, mi sono detto: &quot;OK, non scrivere a te stesso. Magari è più semplice. Scrivi a tua moglie, o alle tue figlie, qualcosa che leggeranno alla fine del 2044.&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Niente, stesso risultato. Devo ancora partire con la prima parola. E lo farò: lo farò non appena avrò terminato questo contenuto che stai leggendo tu, perché trovo l&#39;attività molto importante, notevole, significativa, istruttiva.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma mi sono preso una veloce pausa perché volevo prima consigliare a te che mi leggi di fare lo stesso. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Perché questo modo di pensare ci forza a porre in prospettiva il nostro quotidiano, le sfide in cui siamo coinvolti, i problemi che diciamo di avere, le certezze a cui siamo appoggiati.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Che cosa è veramente importante? Che cosa ti importerà di sapere tra vent&#39;anni di te stesso e della tua vita?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quanti elementi della nostra esperienza stanno impegnando energie e tempo, magari rubandolo a ciò che veramente lo meriterebbe?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pensa semplicemente alla sfera professionale. Parlo del mio caso, ma so che è simile per molti altri: sto dando tempo ed energie al lavoro, gli sto dedicando tanti pensieri, sono focalizzato su questo ora... ma tra vent&#39;anni - se non avrò smesso di lavorare - certamente sarò molto vicino a quel momento. E quindi, che senso ha scriverne ora? La versione di me del futuro che mi leggerà non avrà interesse a sapere &quot;com&#39;è&quot; il mio lavoro oggi, a che cosa ambisco, che cosa mi preoccupa, che cosa cambierei. Tra vent&#39;anni, i giochi saranno fatti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E non è molto diverso per le finanze e per tanti altri temi <i>terreni</i> che quotidianamente popolano la nostra mente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Si torna quindi alla domanda di prima: <b>che cosa conta davvero?</b></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Le lezioni che impariamo con il trascorrere degli anni? I rapporti che creiamo? Le scelte compiute?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Riflettici con me. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E se vuoi provarci anche tu, <a class="link" href="https://www.futureme.org/?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=scrivere-nel-futuro" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">questo ➚</a> è lo strumento che sto utilizzando (è gratuito).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Chiaramente molte cose possono andare storte: magari tra vent&#39;anni non avremo più accesso alle nostre email, magari il servizio non verrà mantenuto così a lungo, magari... non ci saremo più... ma ciò non toglie che compiere ora l&#39;impegno mentale di scrivere qualcosa che possa avere significato attraverso il tempo, a dispetto del tempo... ti farà bene.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Buona riflessione e buona scrittura.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=83020426-5138-4a42-b528-77dfe0963b1e&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Problemi da risolvere e problemi da superare</title>
  <description>Alcuni problemi che siamo chiamati ad affrontare nella nostra vita non si possono risolvere in via definitiva: o non prevedono soluzione oppure se questa c&#39;è è solo temporanea. Questo tipo di problemi, visto che non si risolve, va allora superato.</description>
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  <pubDate>Fri, 25 Oct 2024 13:12:07 +0000</pubDate>
  <atom:published>2024-10-25T13:12:07Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Esistono due tipologie di problemi con cui abbiamo a che fare: i problemi che si possono <b>risolvere</b> e i problemi che si devono <b>superare</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Queste tipologie derivano dalla natura del problema: ci sono infatti problemi che sono risolvibili, ma ne esistono anche altri che non lo sono.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Nella tipologia dei problemi insolubili partiamo dal considerare quelli che una soluzione non la prevedono in partenza (semplicemente, la soluzione non esiste).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Si presentano nella nostra esperienza dicendoci: le cose stanno come stanno e, nonostante tutto il tuo impegno, ingegno, inventiva e applicazione, non le potrai cambiare. Naturalmente potremo sempre lavorare sodo per mitigarne gli effetti, rendendo le cose più semplici da gestire, ma di fatto dovremo convivere con quel problema, che è destinato a rimanere con noi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Insieme a questi, e sempre nella categoria dei problemi <i>non risolvibili</i>, abbiamo problemi che si ripresentano ciclicamente, senza soluzione di continuità e di cui possiamo già dire che dovremo occuparci anche in futuro. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Prendiamo come semplice esempio il doversi sostenere finanziariamente: salvo eccezioni poco comuni, non è un problema che si può risolvere una volta per tutte e nella maggior parte dei casi ritorna sempre. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questi problemi, cioè quelli che non si possono risolvere per definizione o che sono ricorsivi, sono <b>i problemi irrisolvibili della nostra vita</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E se ci intestardiamo con il volerli <b>risolvere</b>, rischiamo di farci parecchio male. La strada, infatti, è un’altra.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/7d4be532-8bbe-4a33-a6c4-5e632bdd19f5/2024-10-25_Superare_i_problemi.jpg?t=1729861733"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Che si fa quindi con i problemi irrisolvibili, visto che non si possono risolvere?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Si deve smettere di cercare di risolverli, naturalmente. Bisogna, invece, <b>superarli</b>. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Superare un problema significa due cose: da una parte trovare soluzioni pratiche per gestirli (ad esempio, nel caso del dover accumulare un reddito consistente, una soluzione è incamerare costantemente del denaro e - se possibile - investirlo proficuamente), dall&#39;altra <b>superarli psicologicamente</b>. Questo è estremamente importante, perché se non riesci a superare un problema irrisolvibile dentro la tua testa, nelle tue emozioni e nel tuo modo di pensare vivrai sempre male fino a quando quel problema non sarà stato gestito correttamente a livello mentale ed emotivo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ovviamente, superare un problema richiede una certa dose di <b>accettazione</b>, cioè sviluppare la capacità di convivere con quel tema, camminarci di fianco facendosene una ragione, smettendo di avere la pretesa non realizzabile di vederlo scomparire. Andando avanti &quot;malgrado&quot; e &quot;nonostante&quot;.</p><div class="blockquote"><blockquote class="blockquote__quote"><p class="paragraph" style="text-align:left;">È necessario, per certi versi, evolvere e raggiungere un altro livello di coscienza e di consapevolezza, un punto di osservazione diverso che renda quello che è immodificabile come parte di una serie di condizioni esistenziali di cui - semplicemente - prendiamo atto. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E che non cerchiamo più di cambiare, di modellare secondo la nostra volontà.</p><figcaption class="blockquote__byline"></figcaption></blockquote></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Insieme a questi, ci sono poi i problemi che - invece - si possono definitivamente risolvere, quelli che si presentano <i>una tantum</i>, magari più difficili da anticipare ma mai persistenti se si adottano contromisure. Quando accadono dobbiamo essere capaci di affrontarli, gestirli e sistemarli. Una volta fatto questo, non richiedono nuovamente tempo, energie e attenzione: se ne vanno e basta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Credo infine che la sfumatura esista: il confine tra problemi risolvibili e irrisolvibili non è così netto. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando nel <b>coaching</b> non si lavora su temi specifici e precisi ma si sceglie un percorso più ampio, che coinvolga diverse aree della vita, è importante stilare un elenco dei problemi attuali e dei cambiamenti che si desidera realizzare, usando proprio questo criterio distintivo: quali sono quelli superabili e quali invece quelli insolubili? </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo modo di ragionare ci dà accesso a un interessante punto di partenza per prendere le conseguenti decisioni migliori, anche in termini di atteggiamento e dispiegamento di tempo ed energie.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=36410a69-3df1-4298-b96f-91ed68686735&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Il lavoro non deve essere piacere</title>
  <description>Ti piace il tuo lavoro? Parliamo di una domanda fuorviante e sbagliata nella sua logica. Sei pagato per lavorare: il piacere sta altrove e invece di cercare quello, puoi trovare nel lavoro soddisfazione.</description>
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  <pubDate>Thu, 17 Oct 2024 14:34:07 +0000</pubDate>
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    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ti piace il tuo lavoro?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Parliamo di una domanda che - prima o poi - tutti noi ci poniamo. O a cui dobbiamo rispondere perché ci viene fatta da qualcuno. È improbabile, nel corso di una vita, riuscire ad eluderla. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Con il trascorrere degli anni mi sono reso conto che - più che una domanda - è una trappola, un presupposto da cui è importante uscire in fretta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Credo che l&#39;idea che al lavoro &quot;debba&quot; essere agganciato del <b>piacere</b> sia fuorviante e - in certi casi - anche un po&#39; pericolosa.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Capisco, naturalmente, che la necessità di dedicare alle attività lavorative una consistente parte del nostro tempo ci porti all&#39;esigenza di non trovare, perlomeno, queste attività eccessivamente stressanti, complicate, energivore o noiose. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tuttavia, a volte mi trovo a dover chiedere alle persone con cui discuto di queste tematiche anche all&#39;interno delle attività di <b>coaching</b>: ti sei mai chiesto perché sei pagato per lavorare?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La domanda conduce a una risposta potente, sicuramente soggettiva e quindi ne approfitto per dirti la mia: <b>sei pagato per lavorare perché altrimenti non lo faresti</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non ho ancora conosciuto persone che lavorino <i>gratis</i>. Ho conosciuto solo persone che - al limite - svolgono attività di volontariato che presuppongono un impegno libero dal compenso economico, ma il punto è che da tali attività traggono orgoglio, soddisfazione, senso di completezza e di contributo. Non sono pagate in denaro, lo sono emotivamente. Ma quello non è lavorare. È appunto fare volontariato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lavorare presuppone uno scambio inscindibile: <b>il mio tempo e le mie competenze / abilità in cambio del tuo denaro.</b> </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La mia capacità di eseguire una certa attività barattata con soldi. Stop.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il piacere non c&#39;entra niente. </p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/5574ae84-c4c4-449d-823d-cf398822b038/2024-10-17_Lavorare_non_%C3%A8_piacere.jpg?t=1729175578"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Siamo pagati per lavorare perché ci sono e ci saranno sempre altre attività che possiamo svolgere se non lavoriamo che <b>ci danno più piacere di quanto ne ricaviamo dal lavorare</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">A qualcuno piace dormire fino a tardi, qualcun altro ama camminare nei boschi, c&#39;è chi adora andare a pesca, chi farebbe sport tutto il giorno, chi ama leggere, chi vuole viaggiare... c&#39;è un elenco infinito di cose che puoi fare <b>al posto</b> di lavorare e indovina un po&#39;? </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quelle sì che sono attività che ti danno piacere.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tu ci rinunci, e in cambio vieni pagato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Puoi vedere il tuo essere retribuito come una sorta di <i>risarcimento</i> per il tempo e le energie che non puoi investire in altre azioni che ti darebbero piacere. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pretendere che il lavoro <i>ci piaccia</i> è assurdo, è il classico volere sia l&#39;uovo sia la gallina: voglio essere pagato, e intanto voglio fare qualcosa che farei anche se non lo fossi perché mi dà più piacere di tutte le alternative.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Vedi anche tu l&#39;eccessiva pretesa?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo però non significa che l&#39;atto di lavorare debba essere vissuto <i>male</i>, debba costarci per forza qualcosa e di certo non sto dicendo che dobbiamo trascinarci giorno dopo giorno nelle nostre attività fino a settant&#39;anni.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Nel lavoro è assolutamente possibile, e anzi dovremmo applicarci fin dai primi anni di attività affinché diventi anche <i>probabile</i>, provare <b>soddisfazione</b>: quella che deriva dallo svolgere con diligenza, precisione e nei tempi concordati quanto sei chiamato a fare, quella che viene dall&#39;idea di avere risolto un problema, quella che sentiamo quando riusciamo a <i>creare</i> qualcosa. Al limite, potremmo accordarci sul fatto che la soddisfazione è una forma di piacere, ma non andrei oltre.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il consiglio che voglio lasciarti è smettere di cercare piacere nelle tue attività lavorative. Quello, è altrove.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Piuttosto cerca <b>soddisfazione</b>, orgoglio, compiacimento, riconoscenza: puoi provarne anche mentre lavori o a seguito di qualcosa che hai saputo fare bene. </p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=7abfc190-045d-47e1-8fbf-0a2e9fbbc8cf&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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      <item>
  <title>Sottovalutiamo il potere della volontà?</title>
  <description>Non è vero che &quot;volere è potere&quot;. Ma è certamente vero che non ti servono sempre tecniche e strategie per riuscire in qualcosa: la maggior parte delle volte, devi solo farlo.</description>
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  <pubDate>Tue, 08 Oct 2024 15:09:59 +0000</pubDate>
  <atom:published>2024-10-08T15:09:59Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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    <div class='beehiiv'><style>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">La riflessione che esprimo oggi in questo nuovo contenuto per la Community, così come accadeva anni fa quando nasceva un nuovo episodio di <a class="link" href="http://www.coachingpodcast.it?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=sottovalutiamo-il-potere-della-volonta" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">Coaching Podcast ➚</a>, nasce da un normale momento quotidiano.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sono in palestra per un allenamento, sto parlando con un&#39;altra persona di alimentazione e di disciplina nel seguire alcune regole.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ad un certo punto della conversazione, mi chiede: &quot;<i>Come si fa a resistere alla tentazione di un dolce quando se ne ha voglia?</i>&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Poso il bilanciere a terra mentre ci penso un attimo, lo guardo e gli rispondo: &quot;<i>Si resiste</i>.&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non so se l&#39;ho convinto, ma è tornato ai suoi attrezzi annuendo e senza controbattere o obiettare. Io invece mi sono intrufolato dentro me stesso a pensare alle mie stesse parole. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>Stiamo forse sottovalutando il potere della volontà?</b></p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sono consapevole di due elementi: il primo è che a prima vista posso avere fornito una risposta banale a una richiesta lecita, il secondo è che probabilmente quella persona intendeva sapere da me se esiste un modo, una tecnica, un <i>trucco mentale</i> per gestire il desiderio di uno sgarro a tavola e vincerlo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Certamente alcune tecniche esistono, la Programmazione Neuro Linguistica ne propone diverse ad esempio e - se vi interessano - imparatele e mettetele in pratica, così da scoprire se funzionano per voi e se vi piace utilizzarle. Il punto centrale di questo contenuto non è comunque tecnico, ma <b>legato all&#39;attitudine e alla mentalità</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se mi chiedeste qualcosa di diverso ma simile nella struttura, come ad esempio &quot;<i>Come sei riuscito ad andare a correre per dieci anni almeno tre volte a settimana, in ogni momento dell&#39;anno?</i>&quot; probabilmente oggi vi risponderei: &quot;<i>Andando a correre</i>.&quot;</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/583a39e2-666f-41c8-8ba2-0aa605b409ea/2024-10-08_Sottovalutiamo_la_volonta%CC%80.jpg?t=1728399842"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo genere di risposta non è una semplificazione. È, appunto, banale solo a prima vista, ma racchiude in profondità un tema basilare nel <b>coaching</b> e in molti altri ambiti e momenti della nostra vita.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La volontà, infatti, vince la maggior parte delle volte. È sufficiente a farci muovere e cambiare. A realizzare e a ottenere.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Attenzione: non sto cadendo nella retorica del classico e abusato <i>volere e potere</i>: affermazione tra l&#39;altro falsa e fuorviante (certe cose non le puoi fare anche se le desideri ardentemente).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sto però sostenendo che molte volte <b>non è necessaria una tecnica</b>, <b>non serve la motivazione</b>, <b>non c&#39;è bisogno di una strategia</b>: le cose si fanno e basta.</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come rinunciare a un dolce fuori regime alimentare dopo cena? Lasciandolo dov&#39;è.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come andare a correre tutti i giorni? Infilandosi le scarpe e scendendo in strada.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come riuscire a parlare in pubblico anche se ci si vergogna? Alzandosi in piedi davanti a tutti e dicendo qualcosa.</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Come farcela ad approcciare una persona che non si conosce? Avvicinandosi con educazione, guardandola negli occhi e cominciando a parlare.</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Detesto gli alibi, le scuse, le mancanze di responsabilità. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E affidarsi sempre e comunque a una <i>tecnica</i> a volte è solo un altro modo per deresponsabilizzarsi, come se ci si dicesse: &quot;<i>Io da solo non sono capace e fare questa cosa, se non mi fornisci una strategia non ci riesco.</i>&quot;</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Approccio pericoloso: se anche dopo ce la facessi, di chi è il merito? Non tuo, quindi, ma della tecnica. Senza, non ce l&#39;avresti fatta. Sicuro che sia un buon messaggio da consegnare a te stesso?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Certo che alcune strategie possono essere risolutive, esistono apposta.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Altrettanto certo è il fatto che è necessario, e spesso sufficiente... fare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Pertanto sono arrivato a riflettere sul rischio che corriamo sottovalutando la forza e l&#39;effetto che derivano dal fare. Fare e basta. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lo so, sembra uno slogan famoso, ma non importa: il messaggio che porta è certamente vero.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;"><b>Affidarsi alle tecniche può migliorare il tuo agire dal punto di vista esclusivamente qualitativo</b>: se parlo in pubblico appoggiandomi alle strategie efficaci di public speaking è verosimile che risulterò più <i>bravo</i> che se lo faccio improvvisando. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ma non hai bisogno della tecnica per cominciare. Non ti serve la ricetta per farlo. Ti serve farlo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non abituarti a darti scuse. Non cedere alla comodità degli alibi. Non complicare il tuo pensare: le cose possono essere molto più semplici di quanto credi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Semplici come fare la cosa giusta quando sai quando va fatta, semplici come evitare l&#39;errore quando sai che va evitato.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=af87467e-60b2-4c63-a233-0788d750109d&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Più impari e più capisci di non sapere</title>
  <description>A mano a mano che la tua conoscenza cresce, ti accorgi che è sempre di più ciò che non sai. È il paradosso dell&#39;apprendimento.</description>
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  <pubDate>Tue, 18 Jul 2023 22:00:00 +0000</pubDate>
  <atom:published>2023-07-18T22:00:00Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;"><span style="font-size:14px;">Uno dei paradossi della vita è che </span><span style="font-size:14px;"><b>più impari più ti rendi conto di non sapere</b></span><span style="font-size:14px;">.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">La conoscenza è un fatto curioso e il paradosso funziona anche al contrario: meno sai meno sei consapevole della tua ignoranza (e forse, a tratti, vivi anche meglio </span>🙂<span style="font-size:14px;">).</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">La traiettoria non così comune che ha seguito la mia esistenza finora mi ha posto spesso davanti alla necessità di apprendere. Velocemente e in modo efficace. Succede anche adesso che ho 44 anni suonati e ho praticamente rivoluzionato l&#39;area della mia professione: ogni giorno sono davanti a cose che non conosco.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Non le ho mai viste, non so che cosa siano, anche solo per capirne l&#39;ambito sono costretto a partire da zero. </span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">È faticoso, a volte desolante, ma poi piano piano la nebbia si dipana e una linea immaginaria collega i puntini. È lì che inizio a comprendere.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Subito dopo arriva la solita potente domanda, ormai compagna di una vita: &quot;</span><span style="font-size:14px;"><i>Quante altre cose non conosco?</i></span><span style="font-size:14px;">&quot;</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Ti racconto una cosa che lega antipatici insetti estivi, la tundra dell&#39;artico e le renne. </span></p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/e99dd656-babb-4298-8427-a89c15726b2e/2023-07-19_Impari_e_non_sai.jpeg?t=1728055550"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;"><span style="font-size:14px;">Ingenuamente, ho pensato per anni che le zanzare fossero un tormento inutile e dannoso. Sospettavo che la natura non le avesse messe al mondo per niente, ma ogni tentativo di collocarle in modo sensato in un contesto di utilità falliva.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Poi ho scoperto (studiando, appunto) che in alcune zone del mondo sono così numerose e aggressive da essere in grado di uccidere animali di media taglia, che se ci pensi è un fatto pazzesco.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Ad esempio, nella tundra delle regioni subartiche le zanzare, in estate, aggrediscono le renne in modo organizzato.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Queste ultime, ovviamente, non stanno a guardare e - per liberarsi dalle punture e dal rischio che implicano - corrono nel vento. Le aree ventose, infatti, favoriscono la dispersione degli insetti.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Vento più corsa uguale libertà dalle zanzare.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Ma i territori con area più stagnante e umida, in estate, sono poveri di vento e rendono non funzionale questa strategia di sopravvivenza.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Quindi che cosa fanno le renne? Si spostano e vanno a correre altrove.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Questo permette alla vegetazione delle aree umide di crescere e prosperare senza essere distrutta dai loro zoccoli e dalle loro scorribande.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">In pratica, se non ci fossero le zanzare a tormentare le renne, la biodiversità di larghi spazi di quelle zone sarebbe fortemente ridotta e il paesaggio risulterebbe completamente differente.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Quando ho finito di leggere questa storia la mia ignoranza se la rideva di gusto dentro di me, perché si sentiva grande e forte.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">E aveva ragione.</span></p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=4be6d792-2e84-4bff-959b-4e08ab5b1702&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>L&#39;interesse composto delle tue scelte</title>
  <description>Ogni cambiamento è fatto di decisioni: hai mai pensato di prenderne più di una nello stesso momento, in modo che tra loro collaborino e amplifichino i risultati?</description>
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  <pubDate>Tue, 17 Sep 2024 14:21:41 +0000</pubDate>
  <atom:published>2024-09-17T14:21:41Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Forse sai che cos&#39;è un <b>interesse composto</b>, argomento tipicamente legato a concetti economici. Ma non hai mai pensato che possiamo applicare la stessa, potente idea anche a molto altro, in maniera decisamente pratica.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ecco perché ho pensato di scriverne per la mia Community, così da tornare a parlare della forza e dell&#39;efficacia del <b>coaching</b> con un argomento davvero forte.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Per allinearci, partiamo dalla base e torniamo per un attimo proprio all&#39;ambito economico: l&#39;interesse composto è il calcolo degli interessi su un capitale iniziale, dove gli interessi maturati vengono aggiunti al capitale per generare ulteriori interessi nei periodi successivi. Cresce esponenzialmente rispetto all’interesse semplice, che si calcola solo sul capitale iniziale.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se investi 100 unità al 5% annuo, dopo un anno hai 105 unità. Quindi il tuo capitale cresce di 5 unità.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Trascorso un altro anno, non avrai 110 unità - come suggerirebbe una crescita lineare. Ne avrai invece 110,25.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo perché il 5% annuo non si applica più al capitale iniziale, che era 100, ma a quello più gli interessi maturati, cioè a 105.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Va da sé che, con il passare del tempo, il tuo interesse sale esponenzialmente.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ora, tieni fermo questo concetto e seguimi nel ragionamento che sto per condividere.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Sappiamo tutti che <b>ogni scelta della nostra vita</b>, anzi in realtà ogni <b>cambiamento</b> che sperimentiamo - che sia da noi voluto o che ci venga imposto dagli eventi - ha in sé sicuramente sia costi sia benefici, porta sia vantaggi sia svantaggi, migliora alcuni aspetti e ne peggiora altri.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Nessuna modifica dello <i>status quo</i> sfugge a questa logica: semplicemente, per gli eventi <i>negativi</i> dobbiamo sforzarci di più per trovare quei vantaggi, che sono nettamente più evidenti negli eventi <i>positivi</i> (li chiamiamo così proprio per questo motivo).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando prendiamo decisioni, se non siamo matti, lo faremo con l&#39;obiettivo di <b>creare più benefici di quanto non siano i costi che dovremo sostenere</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se decido di cambiare lavoro tendenzialmente lo faccio per guadagnare più denaro, o per raggiungere la sede della mia attività più rapidamente, o per svolgere mansioni che mi piacciano di più.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se interrompo una relazione sentimentale posso farlo per essere più libero, per iniziarne un&#39;altra con una persona con cui sto meglio oppure per togliermi da situazioni che non mi piacciono (scegliere per limitare una componente dolorosa della nostra vita è comunque una forma di ricerca del piacere).</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo per dirti che, normalmente, <b>noi prendiamo decisioni per... stare meglio</b>.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tuttavia, le scelte che facciamo si intersecano tra loro e da queste relazioni nascono, appunto, <b>risultati composti</b>.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/3d979548-a029-4b06-9198-03797c7d17f0/2024-09-17_Interesse_composto.jpg?t=1726582753"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lascia che ti faccia un esempio pratico.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Se domani decidessi di licenziarti avresti immediatamente almeno un beneficio di grande valore: riacquisire la completa libertà di gestire il tuo tempo. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quanto può essere piacevole anche solo immaginare di svegliarti domani due ore dopo il solito, fare colazione al bar, dedicarti con calma allo sport che ti piace, guardare un film nel pomeriggio, passeggiare prima di cena, uscire con qualcuno e fare notte divertendoti, senza dover pensare di <i>andare a lavorare</i> il giorno dopo, ma anzi sapendo che la mattina successiva ricomincerà la tua libertà?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">È evidente che la decisione di dimetterti oggi ha <b>immediate e oggettive conseguenze positive</b> sulla tua vita, non c&#39;è molto da discutere.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tuttavia, ha anche delle ovvie conseguenze. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Riusciresti a goderti una lunga notte di sonno, una passeggiata in un bosco, una sessione di allenamento, una cena fuori, un film sul divano sapendo che non puoi più contare su un reddito che ti sostenga? Soprattutto, ce la faresti sul lungo periodo, osservando il tuo conto corrente che si assottiglia giorno dopo giorno, verso un inevitabile zero?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La risposta è ovvia retorica.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ora però... immagina non solo di lasciare il tuo lavoro oggi stesso, ma anche di prendere un&#39;altra decisione: far partire già domani un&#39;altra forma di business, un&#39;altra attività o comunque di compiere un&#39;azione che ti dia <b>con certezza</b> la possibilità di incamerare comunque denaro, anche se ti sei appena licenziato.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quindi ora puoi alzarti tardi al mattino, gestire il tuo tempo come ti pare, goderti le serate finché ti va <b>mentre</b> guadagni denaro.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Dimmi: quanto è più bello tutto lo scenario se lo ipotizziamo in questo modo?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Non hai preso una decisione, ma due. E il loro effetto combinato si comporta - appunto - come un <b>interesse composto</b>: la prima decisione genera tempo per te, la seconda risolve il problema economico e quindi ti permette di goderti a pieno i benefici della prima. Inoltre, poiché sarai più rilassato e tranquillo, presumibilmente sfrutterai quel tempo libero con più efficacia e questo potrebbe portarti a guadagnare altro denaro. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Uno straordinario circolo virtuoso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Queste due decisioni <i>danzano</i> armonicamente insieme e si auto-alimentano, aumentando la somma del beneficio complessivo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quindi da adesso in poi voglio lanciarti una sfida: la prossima volta che desideri <b>fare un cambiamento</b>, non limitarti a prendere <b>una</b> decisione.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Scrivi almeno <b>tre scelte</b> relative a quel cambiamento che intendi fare in modo che siano capaci di intersecarsi e lavorare armonicamente tra loro, tanto da massimizzare l&#39;effetto iniziale.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Restando nel pratico, se ad esempio vuoi migliorare il tuo fisico, puoi decidere di:</p><ul><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Cominciare un percorso adeguato in sala pesi</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Organizzare regolari sessioni settimanali di attività aerobica</p></li><li><p class="paragraph" style="text-align:left;">Seguire le indicazioni di un nutrizionista di fiducia</p></li></ul><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il cambiamento che cerchi è solo uno (migliorare l&#39;estetica del tuo corpo), le decisioni che lo riguardano sono tre ed è evidente che tutte si alimentano tra loro, come se <i>fomentassero</i> un evento complessivo.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Avrai così facendo molte più possibilità di ottenere risultati importanti di quante non ne avresti assumendo e attuando solo <b>una</b> di quelle tre decisioni, non è vero?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo esempio è un caso tutto sommato semplice e puntuale, ma puoi estendere l&#39;idea di prendere decisioni che generino un vantaggio composto anche in senso <i>complessivo</i> nella tua vita, generando una vera e propria <b>strategia</b> di miglioramento e crescita che risulterà - quantomeno - molto divertente da attuare.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=a2927da7-5119-40d6-b728-b4f1c4ff4f4b&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Allenamento e neuroplasticità</title>
  <description>Tutto si può allenare: farlo libera la natura delle tue abilità e permette loro di esprimersi. Qualsiasi capacità di allena e si migliora.</description>
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  <pubDate>Thu, 12 Sep 2024 15:19:18 +0000</pubDate>
  <atom:published>2024-09-12T15:19:18Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;">Torno dopo una considerevole pausa (concisa con un periodo di relativo relax) a salutare tutti voi iscritti alla Community e a presentare un nuovo contenuto che nasce... da se stesso.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Lasciatemi spiegare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">A partire dal 2020, come saprete se avete ascoltato <a class="link" href="http://www.coachingpodcast.it?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=allenamento-e-neuroplasticita" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">Coaching Podcast </a><span style="color:rgb(0, 0, 0);"><a class="link" href="http://www.coachingpodcast.it?utm_source=community.francescofornaro.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=allenamento-e-neuroplasticita" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">➚</a></span>, ho aumentato in modo notevole la quantità di testo scritto.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ogni episodio, infatti, nasceva da una riflessione o intuizione che originava da un momento di sport o da una sessione di <b>coaching</b>, veniva immediatamente annotato da qualche parte, e poi sviluppato in modo strutturato per diventare un episodio del podcast.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Seguendo questo processo per più di cento settimane consecutive, la mole di testo prodotto è diventata importante: l&#39;equivalente di tre romanzi lunghi, più di mezzo milione di parole. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Il mio obiettivo era solo produrre il podcast, ma ci sono state conseguenze impreviste: è infatti esplosa, in parallelo e senza che fosse mia volontà, la mia capacità di produrre contenuti. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Articoli, note scritte, note audio, bozze di contenuti, <i>caption</i> per i post... tutto ha iniziato ad essere incredibilmente <b>semplice</b> per me. E scrivere, un atto assolutamente naturale.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quello che spesso è l&#39;ostacolo più ostico per chi crea contenuti, ovvero &quot;avere l&#39;idea&quot;, non è certo stato un problema. Al massimo è accaduto il contrario: capire, in questo fiume di parole, quali erano meritevoli di pubblicazione e quali andavano scartate o, al limite, spostate a sedimentare da qualche parte.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ancora oggi ho diverse decine di <i>bozze</i> archiviate che potrebbero diventare contenuti pubblicabili una volta revisionate e arricchite. Ci sono state giornate in cui ho scritto fino a tre contenuti completi partendo da zero prima che il sole tramontasse: una specie di blocco dello scrittore al contrario.</p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/12da49be-804a-4882-b0dd-b1ee4341538e/2024-09-12_Allenamento_Neuroplasticita%CC%80.jpeg?t=1726153996"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;">Questo (e altro) è il <b>potere dell&#39;allenamento</b>. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">E ha collegamenti anche con la <i>neuroplasticità</i>, ovvero la capacità del nostro cervello di cambiare struttura e funzioni come forma di risposta e stimoli esterni. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando iniziamo a svolgere un&#39;attività fino a quel momento non allenata, è come se cominciassimo a <i>rompere</i> i vincoli di un meccanismo all&#39;apparenza statico. A mano a mano che lo liberiamo, questo inizia a muoversi. Per muoversi, all&#39;inizio, il lavoro è massimo, ma non appena un altro vincolo cade, questo diminuisce.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">A forza di continuare, il meccanismo diventa così libero da muoversi da sé. E poi, accelera.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">In quel momento capisci che <b>non era fermo: era invece </b><b><i>tenuto</i></b><b> fermo</b>. La sua natura è muoversi, andare avanti.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La mia natura è scrivere, produrre contenuti. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">L&#39;ambiente esterno, il trascurare questa attività, il passare del tempo senza esercitarla creano dei vincoli e - a lungo andare - fermano la capacità di scrivere. Ma lei, se non fosse bloccata, si muoverebbe eccome.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quando ho iniziato a produrre Coaching Podcast ho inavvertitamente iniziato anche ad aprire lucchetti e rompere catene: e dopo un po&#39;, la macchina si è messa in moto perché il suo stato naturale - appunto - è muoversi.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Ora pensa: quante abilità possiedi che sono inerti, ferme, solo perché ci sono forze che le stanno bloccando, che esistono solo come conseguenza dell&#39;essere rimasti fermi?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Quante altre cose potresti fare se le allenassi?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Che cosa ti stai perdendo, tra tutto ciò che saresti in grado di fare?</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tutto è allenabile, ogni aspetto della nostra persona si può arricchire e migliorare.</p><p class="paragraph" style="text-align:left;">La forma e la dimensione di un muscolo, la capacità di comunicare, l&#39;abilità nella scrittura, la pronuncia di una lingua non madre, la preparazione di un piatto in cucina, la reazione a un imprevisto, la tecnica tramite cui respiriamo. </p><p class="paragraph" style="text-align:left;">Tutto si allena e si migliora, e questo apre a infinite possibilità di cambiamento.</p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=0b4a5bcb-f104-4c78-99ce-bd5369812ce3&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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  <title>Maturiamo con i danni, non con gli anni</title>
  <description>Si cresce principalmente grazie ai calci nel culo</description>
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  <pubDate>Tue, 04 Jul 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
  <atom:published>2023-07-04T10:00:00Z</atom:published>
    <dc:creator>Francesco Fornaro</dc:creator>
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</style><div class='beehiiv__body'><p class="paragraph" style="text-align:left;"><span style="font-size:14px;">Nell&#39;oggetto di questo aggiornamento per la Community trovi una traduzione italiana forse non eccezionale, che però ha il merito di rendere l&#39;idea. Ho deciso di scriverne perché penso sia utile condividerlo.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;"><b>Non è il tempo che passa a farci crescere</b></span><span style="font-size:14px;">.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Non è l&#39;età a farci maturare.Ci riescono molto meglio le ferite, i problemi, i dolori, i casini, le complicazioni che abbiamo risolto.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"> <span style="font-size:14px;">Quando ero giovane, molto giovane, nei rari momenti </span><span style="font-size:14px;"><i>seri</i></span><span style="font-size:14px;"> trascorsi con gli amici, ho ricordi di me stesso che diceva &quot;</span><span style="font-size:14px;"><i>cresciamo solo a calci nel c..o</i></span><span style="font-size:14px;">&quot;, e non potevo immaginare quanto fossi, quasi trent&#39;anni fa, vicino alla verità.</span></p><div class="image"><img alt="" class="image__image" style="" src="https://media.beehiiv.com/cdn-cgi/image/fit=scale-down,format=auto,onerror=redirect,quality=80/uploads/asset/file/46eb1031-c36f-4dd7-b065-b443170354f2/2023-07-23_Maturare_con_i_danni.jpeg?t=1725375336"/></div><p class="paragraph" style="text-align:left;"><span style="font-size:14px;">Non si tratta, tuttavia, solo di questo.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">A volte vengo contattato da persone che vedono nel </span><span style="font-size:14px;"><b>coaching</b></span><span style="font-size:14px;"> uno strumento per cambiare la qualità delle proprie relazioni con le altre persone.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">La logica del ragionamento è lineare e funziona: se imparo a </span><span style="font-size:14px;"><i>presentarmi</i></span><span style="font-size:14px;"> meglio, se apprendo come comunicare meglio, se riesco a gestire i dialoghi con una certa abilità e in generale le situazioni con fermezza e capacità di restare lucido e non farmi sopraffare dalle emozioni, allora le mie relazioni - sia personali sia lavorative - possono migliorare.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">È vero, infatti.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Ed è vero nella misura in cui riusciamo anche a stamparci in testa quella frase scritta così bene là sopra.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"> <span style="font-size:14px;"><i>&quot;You realize that how people treat you is more about them and less about you.&quot;</i></span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Cioè, tu maturi quando realizzi che </span><span style="font-size:14px;"><b>il modo in cui le persone ti trattano ha più a che fare con loro stessi che con te</b></span><span style="font-size:14px;">.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Sai che cosa significa?</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Che a dispetto di ogni tua abilità, comunicativa o no, a dispetto di ogni tuo desiderio o intento, di ogni convinzione che hai o autoimmagine che coltivi, di ogni confine che vuoi imporre, le altre persone avranno comunque l&#39;ultima parola sul modo in cui si comportano con te. </span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Questo perché, alla fine, le persone sono </span><span style="font-size:14px;"><b>libere</b></span><span style="font-size:14px;">. Le cose funzionano così ed è giusto che sia così.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Ovviamente non è un motivo valido per smettere di porli, i confini. Di sviluppare la comunicazione. Di migliorare la proposizione della tua persona. Di insistere affinché i tuoi principi siano rispettati e anche - se è il caso - di arrabbiarti con chi non lo fa.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Tutto questo va bene, ma sempre ricordando che - alla fine - l&#39;ultima parola non è la tua. E che a volte, invece di </span><span style="font-size:14px;"><i>gestire</i></span><span style="font-size:14px;"> a tutti i costi, è molto più saggio e semplice un&#39;altra decisione.</span></p><p class="paragraph" style="text-align:start;"><span style="font-size:14px;">Allontanarsi. E scegliere di avere accanto altre persone.</span></p></div><div class='beehiiv__footer'><br class='beehiiv__footer__break'><hr class='beehiiv__footer__line'><a target="_blank" class="beehiiv__footer_link" style="text-align: center;" href="https://www.beehiiv.com/?utm_campaign=457dbfb7-dc73-48e8-8b86-44172c00b85a&utm_medium=post_rss&utm_source=francesco_fornaro_coaching">Powered by beehiiv</a></div></div>
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